Troppi antidolorifici colpiscono il cuore, ma attenzione al dosaggio

30 settembre 2016 ore 23:59, intelligo
di Luciana Palmacci

Andando ad analizzare 92.63 casi di ricoveri dovuti a scompenso cardiaco e confrontato successivamente i dati ottenuti con quelli relativi ad un altro ingente campione statistico, i ricercatori milanesi dall’Università di Milano-Bicocca avrebbero scoperto l’esistenza di un nesso tra medicinali antinfiammatori di tipo non steroideo (fans) e scompensi cardiaci con conseguenze fatali al cuore; un punto che da anni divide in due distinte fazioni la comunità scientifica e innesca una sorta di guerra medica che prevede il problema come sottovalutato, oppure del tutto inesistente.
Antinfiammatori non steroidei come ibuprofene, naproxene, nimesulide sono spesso usati per alleviare il dolore e le infiammazioni sono utilizzati da milioni di italiani contro dolori di ogni tipo: dal mal di testa, al mal di denti, da oggi però bisognerà fare più attenzione.
Almeno stando a questo studio, il rischio di problemi cardiovascolari e di ricoveri ospedalieri correlati aumenta fino al 19% nei pazienti che assumono abitualmente farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). La ricerca di tipo statistico ha coinvolto quasi 10 milioni di persone (età media di 77 anni) in quattro Paesi europei: Gran Bretagna, Olanda, Italia e Germania e sono stati osservati 92.163 ricoveri ospedalieri per scompenso cardiaco o insufficienza cardiaca. Negli utilizzatori in tempi recenti, cioè da meno di due settimane, di un qualunque farmaco antinfiammatorio non steroideo è stato riscontrato un rischio di ricovero maggiorato del 19% rispetto a chi aveva utilizzato per l’ultima volta uno di questi farmaci più sei mesi prima.

Troppi antidolorifici colpiscono il cuore, ma attenzione al dosaggio

Ma il tutto però va associato anche al dosaggio. Ogni analgesico è associato a un rischio diverso che cambia a seconda di quanto se ne usa. Gli esperti hanno evidenziato l’esistenza di un nesso tra uso di analgesici e rischio cuore, in particolare per sette Fans tradizionali (diclofenac, ibuprofene, indometacina, ketorolac, naproxene, nimesulide, piroxicam) e due COX2 inibitori (toricoxib e rofecoxib). L’aumento di rischio di ricovero ospedaliero variava dal 16% per il naprossene all’83% per il kertolac. Inoltre a differenza di ricerche analoghe, lo studio pubblicato sul British Medical Journal ha incluso nelle categorie a rischio, oltre ai Fans, anche i farmaci antidolorifici e antinfiammatori di ultima generazione, gli inibitori della Cox-2, i cui effetti sulla salute del cuore sarebbero paragonabili a quelli delle categorie farmacologiche tradizionali e vincolati alle stesse logiche.

Ma a rassicurare sulla situazione è intervenuto il professor Piergiuseppe Agostoni, responsabile dell’area cardiologica critica dell’ospedale Monzino di Milano che spiega: "Non è la pastiglia presa una volta ogni tanto per i dolori del ciclo mestruale o per il mal di testa che deve spaventare. È l’uso cronico e prolungato che fa male. Devono stare attente quelle persone che vivono di antinfiammatori: chi prende una o due pastiglie al giorno ha un aumento di rischio sia della forma ischemica sia dello scompenso". Come anche le persone anziane, che sono quelle che più spesso vanno incontro a dolori acuti vanno trattate il più possibile con farmaci non di questa categoria. Solo nei casi più seri dove non ci sono alternative valide è consigliato l'uso degli antinfiammatori non steroidei. "Non sono da mettere all’indice, ma neppure vanno assunti troppo alla leggera. E anche i medici di base ci devono pensare, più del paziente stesso" ha concluso Agostoni.
autore / intelligo
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