Il Papa della misericordia alla prova riconciliazione con gli ortodossi in Georgia

30 settembre 2016 ore 13:46, intelligo
di Eleonora Baldo

Con la partenza per la Georgia, Papa Francesco dà avvio alla sua seconda missione nelle terre caucasiche. Il Pontefice farà tappa prima a Tblisi per poi dirigersi verso l’Azerbaijian. L’obiettivo è quello di portare supporto alla piccola comunità cattolica della regione (i cattolici georgiani rappresentano solo il 2% della popolazione) e rafforzare i legami con la Chiesa ortodossa di Tblisi.

Una missione che già sulla carta non si preannuncia per niente facile, come ha dimostrato la fredda accoglienza riservata al Pontefice per le strade della Capitale, ufficialmente impegnata a gestire l’ultima settimana di campagna elettorale in vista della definizione del nuovo governo del Paese. Ma le motivazioni di natura “laica” rappresentano solo la punta dell'iceberg: a rendere estremamente delicata quanto determinante la visita papale saranno gli esiti che ne deriveranno in termini di buoni rapporti con la Chiesa ortodossa che in Georgia è una vera e propria istituzione.

 

Il Papa della misericordia alla prova riconciliazione con gli ortodossi in Georgia
I nodi fondamentali da sciogliere sono essenzialmente due: da un lato vi è l’annosa questione della costruzione di una nuova chiesa cattolica a Rustavi, dall’altro l’appianamento dei rapporti con il clero georgiano, storicamente tra i più conservatori nell’area ortodossa, basti pensare alla mancata partecipazione all’ultimo sinodo panortodosso, tenutosi a giugno a Creta. La tensione è evidente anche nelle dichiarazioni del portavoce del Patriarca Elia II nel preannunciare che non vi sarà alcuna preghiera comune ma piuttosto una intensa discussione sulle modalità attraverso le quali avvicinare le due realtà religiose e sul ruolo delle religioni per garantire la pace. “I fondamenti della verità sono radicati nella Chiesa ortodossa” – ha icasticamente statuito Giorgi Zviadziade, portavoce patriarcale – “le differenze sono profonde di secoli”.

Meno temporale invece la questione relativa alla Chiesa di Rustavi, i cui permessi di costruzione sono bloccati da 3 anni a causa di volute lungaggini burocratiche. Attualmente sull’area acquistata dal Vaticano qualche anno fa per erigere una chiesa presso cui riunire la piccola comunità cattolica della zona (un centinaio di famiglie) è presente solo il portone d’ingresso della struttura, in questi giorni simbolicamente portato a Tblisi per far sì che il Papa nel corso della messa che si terrà allo stadio Meshi Lokomotiv possa attraversarla. “Abbiamo trasportato la nostra porta della Misericordia da Rustavi allo stadio – ha dichiarato alla stampa Monsignor Pagotto, guida della minoranza cattolica georgiana - Francesco la attraverserà e per noi quella porta rappresenta un emblema, perché a Rustavi ancora non c'è la chiesa “.

A testimoniare il valore simbolico del viaggio di Papa Francesco concorrono anche le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha voluto raggiungere il pontefice con questo messaggio: “L'Italia e la comunità internazionale guardano con vivo interesse a questa sua seconda missione nel Caucaso, nella certezza che il suo viaggio in Georgia e Azerbaigian consentirà di infondere, dopo la visita in Armenia, nuova linfa al dialogo ecumenico ed interreligioso nella regione”.

Nel suo breve pontificato Francesco primo non ha mancato di sorprendere per le dichiarazioni e i risultati raggiunti dal suo operato. La riduzione delle tensioni con la Chiesa ortodossa rappresenta una sfida interessante per il mondo religioso e per la comunità internazionale. Solo i prossimi giorni sapranno dirci se la missione potrà essere guardata come l’ennesimo traguardo raggiunto o come il primo mancato. 

autore / intelligo
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