No al cane del detenuto: "Niente pet therapy"

31 agosto 2015, Andrea Barcariol
No al cane del detenuto: 'Niente pet therapy'
Si è visto rispondere un secco no, un detenuto del carcere di Massama (Oristano) che, su consiglio della psicologa, aveva chiesto di vedere il suo cane. La richiesta, avanzata tramite l'associazione Socialismo Diritti e Riforme (Sdr), non è stata accolta perché "non può prendersi un provvedimento che poi, a condizioni analoghe, non venga applicato anche agli altri detenuti", ha spiegato il direttore dell'Istituto Pierluigi Farci sottolineando l'assenza di di "una regolamentazione che ne determini la precisa natura, le modalità e le finalità". 

Una carenza grave, considerando che la pet therapy è sempre più diffusa e offre opportunità di recupero importanti soprattutto per chi soffre di depressione, come il detenuto in questione.

"Nel rivolgere un appello al responsabile del dipartimento e al ministro della Giustizia, auspichiamo che anche in Sardegna un detenuto possa incontrare almeno un cane, specialmente quando le sue condizioni psichiche sono particolarmente difficili" - chiede Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione Sdr che sollecita "una norma chiarificatriche che non esponga i responsabili delle strutture penitenziarie a rischi interpretativi".

"Resta, però, un fatto incontrovertibile - conclude la Caligaris - è stato possibile non solo far incontrare i detenuti con i cani nelle carceri di Bologna, Livorno, Firenze e Montone, ma addirittura consentire la convivenza in cella con canarini a Padova. E nel 1985 un esponente di Prima Linea, durante il processo, ottenne dal giudice il permesso di incontrare il suo pastore tedesco".


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