Cl, cosa c’è nella svolta bergogliana (e renziana) di Carron

31 agosto 2015, Americo Mascarucci
Cl, cosa c’è nella svolta bergogliana (e renziana) di Carron
Ad una settimana dalla conclusione del Meeting di Comunione e Liberazione ha fatto molto discutere in queste ultime ore l’intervista che il successore di don Luigi Giussani, il sacerdote spagnolo Julian Carron ha rilasciato al quotidiano “Avvenire”.  

Il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, sembra confermare nella sua dettagliata intervista un decisivo e radicale cambio di passo, indirizzato a cancellare “certi errori del passato” e soprattutto a chiudere definitivamente con una certa politica che ha finito per far coincidere gli interessi politici di pochi con quelli del movimento.  

Carron sembra anche sfatare il mito di una Compagnia delle Opere braccio finanziario dei ciellini: “Cl non ha nessun’opera - ha spiegato Carron -.  L’unica che ha Cl è una scuola. Il resto è responsabilità dei soggetti che gestiscono le opere. Don Giussani ha sempre avuto questa fiducia nella sua proposta educativa, far crescere persone che abbiano la capacità di rispondere ai bisogni generando opere, in campo sociale, medico, che si tratti di bisogni delle famiglie o di droga o lavoro, handicap o emarginazione. A queste esigenze risponde l’adulto, con i suoi amici. Che poi queste opere si possano mettere insieme per aiutarsi nelle difficoltà, per condividere l’esperienza, è normale, ma niente a che vedere con una sorta di Confindustria o con una guida centrale, come a volte si dice. Io non appartengo a nessun consiglio di amministrazione, non voglio appartenervi mai, non c’entro niente con la gestione delle opere, tutto è affidato alla responsabilità delle persone che lo fanno”. 

Altro tema caldo il rapporto fra Cl e il potere, o meglio l’autoreferenzialità del movimento nei confronti dei potenti: “È una tentazione sempre in agguato – aggiunge ancora il capo di Cl - perché uno pensa di rispondere a tanti bisogni che la gente si trova addosso e che l’aiuto si debba trovare in un’alleanza col potere. Ma questa tentazione è anche un’occasione bellissima per approfondire il metodo di Dio. Chi avrebbe mai pensato di cambiare il mondo scegliendo un uomo? Per cambiare la realtà avrebbe potuto allearsi con qualsiasi impero dell’antichità, e così quando ha mandato suo figlio, sfidando tutto per metterci davanti una presenza. Noi pensiamo che questo metodo così disarmante sia troppo poco, sia inefficace e come il popolo di Israele ha cercato alleanze nella storia con vari poteri così noi abbiamo cercato con lo stesso metodo di portare avanti quel che ci pareva buono per l’uomo. E questo modo può portare a cose inammissibili, se si dimostreranno verificate nella realtà le accuse che si sono mosse”. 

A chi si riferisce Carron? Forse proprio a quei politici che quest’anno al Meeting hanno più brillato per la loro assenza che per la presenza? Le accuse sono quelle che hanno portato a far ritenere “imbarazzante” la presenza, con conseguente esposizione mediatica, di qualche ex leader quasi indiscusso? Chissà.

Che Cl sia alla ricerca di una svolta lo dimostrerebbe anche un altro passaggio dell’intervista laddove si fa riferimento ai pregiudizi che da anni accompagnano i ciellini: “Penso che per tanti sia stata una liberazione sentire certe parole - ha aggiunto ancora Carron - . Quanto ai giudizi, è una cosa che ci porteremo addosso per anni, perché i fatti non si cancellano, ma possiamo mostrare che si può ripartire sempre, che la vita è un continuo inizio e questa è la sfida per tutti”. 

Eppure quest’anno a giudizio di tutti gli osservatori più attenti l’appuntamento riminese avrebbe profumato molto di “renzismo” ossia del tentativo di Cl di siglare un’alleanza con “l’uomo nuovo della politica italiana”, scrollandosi di dosso l’immagine di movimento affine al centrodestra berlusconiano. Ma non c’è soltanto il tentativo di smarcarsi da un certo mondo politico, Carron punta anche a marcare il carattere bergogliano del movimento dopo che, anche a causa dei documenti pubblicati da Vatileaks, era apparso chiaro come il movimento di don Giussani avesse una corsia preferenziale rispetto a tutti gli altri movimenti ecclesiali nella segreteria di stato targata Bertone e nel cuore di Benedetto XVI.  

“Sembrava che aveste un rapporto preferenziale con papa Benedetto XVI?” chiede l’intervistatore, e Carron prontamente risponde: “Ci siamo sempre sentiti figli. I rapporti e la loro storia cambiano seguendo i temperamenti, anche dei Papi. Ma quando Francesco ha citato il nostro carisma come nessun Papa ha mai fatto, sentir parlare della misericordia come il luogo in cui uno ritrova se stesso, sono parole che quando le ascoltavamo da don Giussani ci sembravano dirompenti. Questo ci fa sentire una preferenzialità che per me è decisiva. Il resto sono accenti diversi, caratteri diversi, e dipendono da tanti altri fattori”. 

Insomma renziani e bergogliani senza se e senza ma? Forse sarà un azzardo affermare che Cl ancora una volta ha saputo intercettare i cambiamenti in atto, fiutare il vento e capire la rotta giusta da seguire? 


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