Troppa plastica nel mare e nei pesci: Greenpeace lancia l'allarme

31 agosto 2016 ore 23:59, intelligo
di Luciana Palmacci

Pesce, frutti di mare e plastica questo il ‘menù’ di mare rivelato dal nuovo e inquietante rapporto di Greenpeace, l’organizzazione non governativa ambientalista e pacifista fondata a Vancouver, che è andata a controllare lo stato di salute dei nostri mari. L'iniziativa però non sarebbe nata da Greenpeace poiché quest'ultima avrebbe semplicemente scelto di appoggiare Marevivo che ha presentato una proposta di legge con le stesse finalità. Secondo la ricerca effettuata nelle acque sono sempre più presenti delle particelle dette ‘microplastiche’ che vengono ingerite dai vari organismi viventi che vi abitano. Per microplastiche, si legge nel rapporto, si intendono particelle di plastica di diametro o lunghezza inferiore ai 5 mm, che possono essere prodotte dall’industria (come le microsfere utilizzate in molti prodotti cosmetici o per l’igiene personale), o derivare dalla degradazione in mare di oggetti di plastica più grandi per effetto del vento, del moto ondoso o della luce ultravioletta.  
Negli ultimi anni, dal 2002 al 2013, la produzione globale di plastica, è aumentata da 204 a 299 milioni di tonnellate/anno. Gran parte della plastica è utilizzata per gli imballaggi (39.6 per cento) o comunque per prodotti monouso, generando montagne di rifiuti che finiscono in gran parte nelle discariche o semplicemente dispersi per finire negli oceani tramite i corsi d’acqua, gli scarichi urbani, percolando nel terreno dalle discariche o perché deliberatamente buttati in mare. 

Troppa plastica nel mare e nei pesci: Greenpeace lancia l'allarme

A fronte di tutto ciò, Greenpeace Italia chiede al Parlamento di "adottare al più presto il bando della produzione e dell'uso di microsfere di plastica nel nostro Paese". È vero che non ci sono ancora ricerche che testimonino con certezza gli impatti sull'uomo e sulla sua salute, ma i dati sembrano parlare chiaro. La preoccupazione sta nel fatto che passo dopo passo queste piccole plastiche possano trasformarsi in microplastiche, esponendo l'ecosistema a un maggior rischio di inquinamento e anche a una maggiore difficoltà di riuscire a risanare la situazione. "Gli studi scientifici che riguardano il possibile effetto tossicologico generato dall'ingestione di cibo contaminato con microplastiche nell'uomo sono ancora agli albori, ma il rischio che attraverso l'alimentazione si possano ingerire è assai concreto soprattutto nel caso dei molluschi, che sono consumati interi". Arrivate al mare, le microplastiche possono sia assorbire che cedere sostanze tossiche ed è dimostrato che vengono ingerite da numerosi organismi: pesci, crostacei, molluschi.
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