Romy Schneider, la tragica vita dell’attrice che interpretò Sissi

31 agosto 2016 ore 11:11, intelligo
di Anna Paratore


Rosemarie Magdalena Albach-Retty è quasi sicuramente un nome che dice poco o nulla, ma se scriviamo Romy Schneider molti non faranno fatica a ricordare una bellissima attrice che incontrò l’apice del successo dagli anni ’50 fino agli anni ’70. 
Se poi diciamo Sissi, probabilmente tutti ricorderanno la bellissima giovane donna che in tre film ha interpretato Elisabetta di Baviera, imperatrice d’Austria, se non altro per la cadenza ripetitiva con cui, ormai da trenta anni a questa parte, le tre pellicole vengono riproposte sul nostro piccolo schermo.
A differenza di Elisabetta di Baviera a cui seppe dare corpo e vita tanto mirabilmente, Rosemarie era nata a Vienna, nel complicato periodo post Anschluss che aveva sancito la sudditanza austriaca alla Germania nazista. 
Era il 1938, e Rosemarie, figlia di due attori piuttosto noti, si ritrovò presto senza padre. 
Sebbene sua madre fosse di nascita tedesca e suo padre austriaca, fu proprio quest’ultimo, Wolf Albach-Retty a ritrovarsi fervente nazista pronto a lasciare la famiglia per seguire la causa e un’altra donna, nazista anche lei. Rosemarie rimase affidata alle cure della mamma che scelse per la figlia la carriera di attrice sebbene la ragazza non fosse per niente convinta di voler seguire le orme materne. 
Ma Magda Schneider non era donna da rimanere passiva davanti a un rifiuto. Così alla fine Rosemarie divenne Romy, assunse il cognome Schneider di sua madre e venne lanciata in una pellicola, (Quando il bianco lillà fiorisce di nuovo). 
Il suo primo successo lo ottenne però l'anno successivo con L'amore di una grande regina (1954), un film sulla giovinezza della Regina Vittoria. 
Romy aveva solo 16 anni quando portò sullo schermo il personaggio, ma era già di una bellezza sfolgorante: lineamenti cesellati, occhi cerulei di un celeste limpido e profondo allo stesso tempo, una gran massa di capelli castano dorati, un incarnato assolutamente perfetto. Talmente affascinante che immediatamente per lei arrivò un altro film capace di decretarne un successo che, malgrado la stessa Romy (poi vedremo perché), dura ancora. Si tratta della prima pellicola della trilogia di Elisabetta di Baviera, moglie di Francesco Giuseppe imperatore d’Austria, e meglio nota come Sissi, almeno dopo che il film andò in programmazione.

Romy Schneider, la tragica vita dell’attrice che interpretò Sissi
Nei primi anni della carriera di Romy Schneider, sua madre Magda ebbe un gran peso sulle scelte professionali della figlia, orientandole soprattutto verso il genere commedia leggera e romantica che Romy era ben lontana da amare e apprezzare, come testimonierà in seguito anche a Karlheinz Böhm, l'attore che interpretava il ruolo di Francesco Giuseppe e con cui rimase sempre in amicizia. A lui Romy confidò di vergognarsi di quei ruoli melensi d’inizio carriera e di aver anche rifiutato di recitare nel quarto film su Sissi, che era stato vicino a essere messo in cantiere. 
A un certo punto, perciò, Romy prese tra le mani la propria carriera, e le diede la svolta recitando ne L'amante Pura (1958). La lavorazione del film le fu fatale anche per la vita sentimentale: conobbe Alain Delon che sarebbe stato il suo grande amore, ed ebbe con lui una lunga relazione che la portò a vivere a Parigi dove, tra l’altro, cominciò a lavorare in pellicole francesi o italiane, tra cui La piscina (1968) di Jacques Deray, La Califfa (1970) di Alberto Bevilacqua, Ludwig (1973) di Luchino Visconti, dove fu ben diversa Elisabetta di Baviera, e La morte in diretta (1979) di Bertrand Tavernier.  Fu un salto di qualità, che le permise di veder riconosciuta la sua vena drammatica e il suo talento di attrice impegnata.
Purtroppo, però, la fine della storia d’amore con Delon che la lasciò per quella che sarebbe diventata la sua prima moglie, segnò anche l’inizio del declino di Romy. Lei tentò disperatamente di rifarsi una vita sentimentale prima sposando il regista Harry Meyen che le diede un figlio, David, nato nel 1966, e poi, dopo la fine di quel matrimonio, sposando il giornalista Daniel Biasini, che le diede la figlia Sarah nel 1977. 
Nessuno dei due rapporti fu felice, e Romy cercò conforto alla sua solitudine e alla depressione nell'alcool. 
A peggiorare la situazione, arrivò prima il suicidio di Harry Meyen che si impiccò con una sciarpa, poi un terribile incidente che causò la morte del figlio David, quando il ragazzino aveva solo 14 anni, e rimase infilzato in un cancello che tentava di scavalcare a casa dei nonni.
Afflitta anche da un tumore a rene e della propria fragilità, finì sempre di più nelle spire dell’alcool e della depressione fino a non risvegliarsi più la mattina del 29 maggio 1982, 9 mesi dopo la morte del figlio. 
All'epoca e per parecchio tempo, si ipotizzò che la stessa Romy avesse deciso di farla finita. 
In realtà, l’autopsia rivelò che ad ucciderla era stato un collasso cardiaco.
Se ne andava così, a soli 44 anni, una delle attrici più belle e intense di quel periodo. Un destino crudele il suo, che le aveva fatto toccare le vette del successo e dell’amore, per poi toglierle tutto. 
Un pò come era accaduto ad Elisabetta di Baviera, la bellissima imperatrice d’Austria che con tanta maestria lei aveva interpretato al cinema.

autore / intelligo
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