Terremoto, Crepet: "I bimbi orfani restino con nonni e zii, sbagliato affidarli ad estranei"

31 agosto 2016 ore 14:49, Americo Mascarucci
Nel terremoto di Amatrice c'è un dramma nel dramma ed è quello dei tanti bambini sopravvissuti, alcuni dei quali hanno perso uno o tutti e due i genitori. Come aiutarli a superare questo dramma?
Intelligonews lo ha chiesto allo psichiatra Paolo Crepet.

Professor Crepet, quali conseguenze dal punto di vista psicologico rischiano i bambini sopravvissuti?

"E' molto difficile stabilirlo, non si può parlare di conseguenze in termini generali. Bisogna tener conto dei singoli casi. Ogni storia è diversa da tutte le altre. Ci sono bambini più grandi e bambini più piccoli che reagiscono diversamente. Un bambino che ha perso il papà o entrambi i genitori non è come un bambino che si è soltanto salvato: un bambino che è tornato a casa non è nella stessa situazione di uno che vive sotto una tenda: un bambino che vive in una zona dove si continuano ad avvertire le scosse certamente sarà più ansioso di uno che vive dove le scosse si percepiscono in misura minore o non si percepiscono affatto. Ad ogni modo ci sono psicologi e strutture sociali che stanno lavorando egregiamente sul posto

L'età del bambino può influire in qualche maniera? Un bimbo di 5 anni immaginiamo, reagirà diversamente da uno di dieci?

"Anche qui è da vedere, ci sono bambini già maturi ad otto anni, ma è chiaro che in base all'età cambiano anche gli approcci psicologici. Per quanto riguarda i bambini più piccoli ad esempio è bene distrarli il più possibile facendoli giocare. Un ruolo fondamentale potrà svolgerlo la scuola dove insegnanti abili dovranno avere la capacità di convincere i bimbi che questo dramma è stato tutto un gioco. Ci riusciranno? Per i bambini questo tipo di approccio potrebbe rivelarsi determinante".

Quindi è opportuno che la scuola riprenda al più presto le proprie attività?

"Assolutamente sì"

Ma per i bambini rimasti orfani quali soluzioni risulterebbero più efficaci?
  
"In questo caso servirà un lavoro molto più lungo. E' importante però se ci sono nonni, zii o parenti prossimi, che il bimbo venga affidato a loro e non magari dato in adozione o affidato ad estranei. Quel bambino ha già perso i genitori e la casa, obbligarlo a trasferirsi altrove, per di più in un contesto familiare del tutto estraneo, non lo aiuterebbe certo a superare il trauma, anzi rischierebbe di rendere tutto ancora più difficile". 
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