Doccia Gela-ta per Grillo: Messinese è solo l'ultimo dei sindaci ai ferri corti

31 dicembre 2015 ore 9:00, Andrea De Angelis
Doccia Gela-ta per Grillo: Messinese è solo l'ultimo dei sindaci ai ferri corti
All'origine ci fu Pizzarotti. In carica da tre anni e mezzo, il primo cittadino di Parma ha avuto il merito di resistere ai botta e risposta che, nel tempo, ci sono stati tra lui e diversi esponenti del Movimento. Dimissioni, espulsione e quant'altro sono riecheggiati in quel di Parma, ma alla fine "il Pizza" (così viene chiamato simpaticamente da alcuni colleghi) ha resistito. Anche perché con oltre il 60% di voti raccolti nel maggio del 2012 ha dalla sua un successo per certi versi ancora sorprendente. 

Insomma, Pizzarotti sarà ricordato per sempre come "la prima volta". Della serie: non si scorda mai. Ma rischia di essere ricordato per sempre anche il nome di Domenico Messinese, seppur per altri motivi. Il primo cittadino di Gela, il cui successo quest'anno fu celebrato come un trionfo visto che è riuscito a vincere nella città di Rosario Crocetta, potrebbe infatti essere (e secondo alcuni sicuramente sarà) il primo cittadino pentastellato ad essere espulso dal Movimento. Le sue colpe? Due giorni fa aveva cacciato tre componenti dalla sua giunta: Pietro Lorefice, Ketty Damante e Nuccio Di Paola, rispettivamente assessori ai trasporti, all’istruzione e alla programmazione. Tutti militanti storici del Movimento 5 Stelle, indicati direttamente dalla base e allontanati dal sindaco. "Domenico Messinese utilizza metodi clientelari e non rappresenta più il M5s”, è l’attacco lanciato in conferenza stampa da quattro dei cinque consiglieri comunali grillini di Gela, che hanno chiesto ai parlamentari del direttorio di vietare al sindaco l’utilizzo del simbolo. "Gli assessori non lavoravano più per il bene della città, facevano summit esterni, tramavano contro la mia amministrazione: la fiducia era venuta meno ed io devo dare risposte ai cittadino", aveva spiegato il sindaco, che già ad agosto aveva estromesso dalla giunta Fabrizio Nardo, un altro esponente grillino della prima ora.
I problemi non sono di certo recenti: in città esistono due meetup con posizioni opposte, e quasi tutta la breve esperienza amministrativa di Messinese è stata ricca di polemiche. In caso di espulsione, Messinese ha spiegato che non intende dimettersi. “Finché potrò, rimarrò al servizio dei cittadini che mi hanno eletto".  

Tornando a Pizzarotti, in una recente intervista al Corriere della Sera il primo cittadino ha parlato di altri due casi spinosi come quello di Livorno e Bologna. 
In Toscana, infatti, la Giunta Nogarin ha rischiato di cadere. "Ho fiducia in quello che stanno facendo, anche noi siamo partiti con delle difficoltà. Nel 2012, quando abbiamo ereditato la città, abbiamo rischiato il default, ora abbiamo estinto il 40% del debito e secondo il rapporto “Smart Cities” siamo la diciottesima città italiana per stabilità economica", ha detto. E poi su Bologna, dove la decisione di candidare direttamente Massimo Bugani senza la consultazione della base ha suscitato diverse polemiche: "Ho sentito che a Bologna è arrivata una lettera di protesta con 90 adesioni: forse sarebbe il caso di sedersi a un tavolo, confrontarsi. Sono anche intervenuti dei parlamentari. D’altronde questo è un malessere che arriva da lontano. Penso a Favia, a Defranceschi. Mi ha fatto sorridere la definizione di “candidato naturale” (usata da Di Maio per Bugani, ndr): lo puoi dire se sei in maggioranza, non all’opposizione...". 
Insomma, le difficoltà non mancano e le amministrative del 2016 saranno senza dubbio un banco di prova fondamentale per il Movimento. Vincere in una grande città (vedi Roma) potrebbe essere la svolta per Grillo & Co.

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