Allarme suina 2.0 dalla Cina, centinaia di maiali colpiti e "si rischia l'epidemia"

31 dicembre 2015 ore 8:03, Micaela Del Monte
Una nuova epidemia di Aviaria sarebbe pronta a scoppiare. Il virus si chiama EAH1N1, ed è una variante simil-aviaria del virus dell’influenza A/H1N1 responsabile della pandemia di "suina" del 2009 e che ad oggi ha già contagiato i maiali e da questi animali-ponte potrebbe arrivare all’uomo. Trovandolo quasi completamente indifeso, cioè sguarnito di anticorpi adatti a combattere l’infezione che ha già dimostrato di potersi diffondere attraverso il respiro. È questa "la più grande minaccia pandemica" identificata da un gruppo di scienziati cinesi che lanciano l’allarme in uno studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Science.

Il virus EAH1N1, hanno spiegato gli scienziati nell’articolo su Pnas, circola nei maiali già dal 1979 e alcuni casi umani associati a questa infezione sono stati registrati in diversi Paesi. Tuttavia le sue proprietà biologiche restano in gran parte sconosciute. Chen e colleghi hanno avviato un monitoraggio a tappeto sui virus influenzali nei maiali, isolandone 228 in 36.417 animali analizzati dall’agosto 2010 al marzo 2013. Hanno così osservato che 139 dei 228 ceppi virali identificati nei maiali di 10 province cinesi appartengono alla "famiglia" EAH1N1.

Allarme suina 2.0 dalla Cina, centinaia di maiali colpiti e 'si rischia l'epidemia'
"Abbiamo scoperto che l’EAH1N1 (Eurasian avian-like H1N1) è uno dei candidati più probabili a causare la prossima epidemia globale di influenza nell’uomo", ha avvertito Chen Hualan, direttore del National Avian Influenza Reference Laboratory cinese, sentito dall’agenzia stampa Xinhua. "Dobbiamo attribuirgli grande importanza", ha aggiunto il leader del team di ricerca che ritiene "necessaria un’azione immediata per prevenire in modo efficace il salto di questo microrganismo all’uomo". 

Questi virus EAH1N1 – hanno sottolineato i ricercatori cinesi – presentano 5 possibili genotipi caratterizzati da 2 diversi gruppi antigenici (una sorta di «proteine-bandiera» che sono presenti sulla superficie del germe e vengono riconosciute e attaccate dal sistema immunitario), entrambi differenti dal virus H1N1 che circola da alcuni anni nell’uomo durante l’influenza stagionale.

A preoccupare gli scienziati c’è innanzitutto il fatto che questi virus si legano in modo preferenziale ai recettori presenti sulle cellule umane. Inoltre, nei furetti, 9 dei 10 microrganismi testati sono stati in grado di trasmettersi da un animale all’altro attraverso le goccioline emesse con il respiro. Infine, anticorpi per uno dei due gruppi antigenici di EAH1N1 sono stati trovati solo nel 3,6% dei bambini, nel 13,4% degli anziani e in nessun adulto, mentre per l’altro gruppo antigenico nessuna fascia d’età sembra possedere difese naturali.

"Gli attuali vaccini antinfluenzali e l’immunità preesistente nella popolazione non offrono abbastanza protezioni contro questi virus", ha sottolineato Chen. "Il nostro studio – hanno concluso gli autori – mostra il potenziale di EAH1N1 di trasmettersi efficacemente nell’uomo e suggerisce che è indispensabile un’azione immediata per prevenire il possibile contagio». Secondo uno studio apparso su Lancet, la pandemia di influenza A/H1N1 ha causato 151.700 morti su un totale di 575.400 persone colpite!.
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