Francia: giornalisti contro la comunicazione progressista di Hollande

31 gennaio 2014 ore 11:25, intelligo
Francia: giornalisti contro la comunicazione progressista di Hollande
di Adriano Scianca
Una circolare del governo alle scuole di giornalismo per imporre l’aggiornamento dei programmi alla luce dell’ideologia di stato. L’ultima trovata illiberale dell’autocrate Putin? Niente affatto: tutto questo accade nella Francia progressista di François Hollande. Si tratta del progetto di legge sull’uguaglianza tra uomini e donne, che all’articolo 16 bis prevede l’obbligo per le scuole di giornalismo di modificare i loro programmi e introdurre un insegnamento sull’uguaglianza dei sessi e la lotta contro gli stereotipi sessisti. Per la precisione, l'articolo 16 bis recita: “La formazione alla professione di giornalista dispensata dagli istituti d’insegnamento superiore comprenda un insegnamento sull’uguaglianza tra donne e uomini e sulla lotta agli stereotipi, i pregiudizi sessisti, le immagini degradanti, le violenze sulle donne e le violenze commesse all'interno delle coppie”. Al momento della presentazione del testo di legge, la deputata socialista Marie-Anne Chapdelaine aveva dichiarato: “Nessuna formazione professionale può essere esonerata da questa esigenza. È evidente che non si tratta di stigmatizzare questa o quella professione. Si tratta, al contrario, di individuare quelle che per audience hanno la capacità di formare l’opinione e essere prescrittive di rappresentazioni pubbliche, in modo che esse siano sensibilizzate a un livello molto elevato”. Il che, tradotto dal politichese e dal sinistrese, sembra introdurre un bel totalitarismo soft. I giornalisti, anche quelli di sinistra, non l’hanno presa bene. La Conférence des écoles de journalisme (Cej), che conta quattordici scuole riconosciute e che si suppone non sia un focolaio di biechi reazionari, è insorta contro il provvedimento: “Oggi è l’uguaglianza uomo-donna, domani quali altre saranno le 'materie' il cui insegnamento dovrà essere obbligatorio agli occhi dei parlamentari? È un attentato alla libertà”, ha tuonato Hervé Demailly, presidente della Cej. Il resto dei giornalisti occidentali, sempre così attenti allo stato della libertà d'informazione nel mondo, per ora si sono distinti solo per il classico, ipocrita, silenzio assordante.
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