Il Vangelo secondo Matteo: “Caro (e)lettore ti scrivo e mi auto-stimo”

31 luglio 2014 ore 11:14, Lucia Bigozzi
Il Vangelo secondo Matteo: “Caro (e)lettore ti scrivo e mi auto-stimo”
Matteo torna a scrivere. Rispolvera la vecchia, cara E-News e celebra il suo personale ‘semestre’ a Palazzo Chigi. Un modo per riallacciare un filo col suo pubblico di elettori, ma anche uno strumento necessario per dire e dare la sua versione dei fatti in tempi di gufi, guastastori, mediatori, autoritari, aventiniani. Della serie: scene dal Senato che voi umani… come Intelligonews sta raccontando in questi giorni.
La E-News renziana dunque c’è e ci sarà, cambia la cadenza: da una volta a settimana a una volta al mese. Il premier ci scherza su e anche questo fa parte della sua strategia di comunicazione per così dire “iper-personalizzata”: “Non che fossi preoccupato per la vostra tenuta psicofisica senza newsletter, sia chiaro, lo so che vivete bene anche senza: lo faccio innanzitutto per me. Perché leggere i vostri commenti (matteo@governo.it) mi è fondamentale. Magari non riesco a rispondervi, me ne scuso, ma vi leggo. E specie adesso che è meno facile muoversi in libertà, in treno o in bici, capire cosa pensano davvero le persone è fondamentale”. L’assente giustificato, come si definisce, torna a scrivere e sollecita l’interazione col suo popolo. Poi messaggi rassicuranti a cascata: “Noi siamo qui. Non ci troverete mai nell’elenco dei rassegnati per professione, dei disprezzatori di noi stessi, dei pessimisti per vocazione. L’Italia che noi stiamo guidando è un’Italia che ha tutti i numeri per restituire speranza. Per farlo, però, i politici devono cambiare l’Italia. Iniziando dal cambiare la politica”. Quanto basta per parlare di legge elettorale e di Italicum che “sarà modificato al Senato e diventerà legge definitivamente”. Stessa prospettiva quando declina l’elenco delle riforme: costituzionali, istituzionali, Pa, fisco, Europa e tutte quelle che stanno nella sua agenda ma alle quali è costretto ogni volta a cambiare data. Il senso del suo fare, però, Renzi lo riafferma con forza: “Le riforme non sono il capriccio di un premier autoritario. Ma l’unica strada per far uscire l’Italia dalla conservazione, dalla palude, dalla stagnazione che prima di essere economica rischia di essere concettuale. Io non lo lascio il futuro ai rassegnati. Questa è la volta buona, costi quel che costi. Perché se l’Italia fa le riforme, riparte la credibilità verso il sistema Paese e la speranza dei cittadini”. Plaude ai senatori-eroi che “resistono alla incredibile sequela di insulti e ai finti emendamenti messi lì solo per perdere tempo” e manda un messaggio indiretto a quelli ancora recalcitranti. Via dalle sabbie mobili, assicura. Dipende quanto l’Italia c’è dentro.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]