Da puttana a orgasmo, l'antipuritanesimo nazi-buonista di Polanski

31 luglio 2014 ore 12:26, Americo Mascarucci
Da puttana a orgasmo, l'antipuritanesimo nazi-buonista di Polanski
Certo che sentirsi dare lezioni di antipuritanesimo da un pedofilo non è proprio il massimo delle aspirazioni.
Il settimanale l’Espresso ha pubblicato infatti un’intervista al regista Roman Polanski nella quale lo stesso sembra manifestare tutto il suo malumore verso una società, quella moderna, che si scandalizza di tutto, soprattutto della terminologia, come se cambiare nome ai vocaboli contribuisca a modificare lo stato delle cose. E su questo forse Polanski ha pure ragione. Viviamo infatti nella dittatura del “politicamente corretto” che ci impone anche l’uso di parole specifiche al posto di altre sebbene di identico significato. Lo sceneggiatore, nato a Parigi ma di origini polacche, sfuggito alle persecuzioni naziste in quanto figlio di genitori ebrei, contesta il fatto che termini come “puttana” o come “orgasmo” o come ancora “masturbazione” siano pressoché banditi dalle televisioni a causa della rinascita di uno spirito puritano, tale solo in apparenza. Perché la società di oggi è una società sostanzialmente ipocrita, una società i cui rappresentanti si scandalizzano se si definisce “puttana” in pubblico una che esercita il mestiere più vecchio del mondo, anche se poi gli stessi indignati della parola, con le puttane, pardon le prostitute, ci fanno regolarmente sesso a pagamento. Viva Polanski dunque verrebbe da gridare, se non fosse che nel cappello dell’intervista, il giornalista precisa che per volontà esplicita del regista, attore e sceneggiatore, non si parlerà delle sue imbarazzanti vicende private, ma soltanto dei suoi meritatissimi successi in campo artistico e cinematografico. Peccato che le imbarazzanti vicende di cui Polanski non vuole assolutamente parlare riguardino una certa Samantha Gaimer che nel 1977, all’epoca in cui aveva appena tredici anni, subì una violenza sessuale da parte del regista che agì sotto l’effetto di stupefacenti. In sede di patteggiamento fu ridimensionata in accordo fra le parti, la pubblica accusa, la difesa dell’imputato e i legati della parte offesa, l’incriminazione di stupro che venne derubricata nel reato di “rapporto sessuale extramatrimoniale con persona minorenne”; Polanski si trovò così a rispondere non di violenza carnale ma di “atto sessuale non lecito” in quanto consumato con un soggetto minorenne (quando si dice la terminologia, all’epoca non sembrava scandalizzare così tanto Polanski). I legali della ragazza proposero loro stessi i termini del patteggiamento per evitare che la giovane fosse costretta poi a presentarsi in tribunale e a raccontare la sua triste vicenda. Quando il giudice però rifiutò il beneficio della condizionale, lasciando intendere che il regista avrebbe dovuto comunque scontare la pena in carcere, Polanski fuggì dagli Stati Uniti senza farvi più ritorno e si rifugiò in Francia protetto dalla garanzia di non essere estradato. Nel 2009 fu arrestato in Svizzera dove era andato a ricevere un premio e dove era arrivata una richiesta d’estradizione dall’America. Tuttavia l’estradizione non ci fu perché i legali del regista si appellarono a dei vizi di forma presenti nella richiesta d’estradizione che comportarono il rifiuto delle autorità elvetiche e il conseguente rilascio di Polanski. Durante il periodo della reclusione in Svizzera scese in campo il club dei nazi-buonisti definendo vergognoso il trattamento riservato al regista e chiedendo la sua liberazione. Con l’ipocrisia tipica di chi se ne frega di una ragazzina di tredici anni abusata, se a compiere l’orrendo misfatto è stato un esponente della cultura radical chic, un “mostro” della cultura laica e di sinistra. Nazi-buonisti modello Woody Allen, Martin Scorzese, Pedro Almodovar, Milan Kundera, Salman Rushdie. Se il colpevole è uno del “clan nazi-buonista” che piange la moglie brutalmente assassinata da una setta satanica e poi non si fa scrupolo di abusare di una minorenne, il crimine diventa un “fatto illecito”, lo stupro un “rapporto sessuale extramatrimoniale”, o tutto al più un “rapporto sessuale non lecito”. Caro Polanski vede quanto conta l’uso dei termini? A lei piace che si possa definire liberamente “puttana” una prostituta senza falsa ipocrisia e retorica buonista ed ha ragione. Ci perdonerà se nei suoi confronti, senza falsa ipocrisia ed inutile retorica, ci permettiamo di utilizzare il termine “pedofilo”, evitando il ricorso ad inutili ed insignificanti sinonimi che, nel tentativo di ridurre l’impatto del vocabolo sull’opinione pubblica, non cambiano certo la gravità di un crimine spregevole, che nessuna congiura nazi-buonista potrà mai convincerci di poter giustificare se commesso da un grande regista, progressista e di sinistra.
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]