Separazione gay, Adinolfi: "Ora la sinistra di papà Vecchioni rifletta: su nascere, amare e morire non si sperimenta"

31 luglio 2014 ore 12:56, Adriano Scianca
Separazione gay, Adinolfi: 'Ora la sinistra di papà Vecchioni rifletta: su nascere, amare e morire non si sperimenta'
Francesca e Alessandra sono una coppia gay. Capita. E capita anche che alla fine, così come accade per gli etero, ci si separi. Di mezzo, però, ci sono Nina e Cloe, 2 anni e mezzo, arrivate grazie a una fecondazione eterologa avvenuta in Olanda. Ora, però, per la legge italiana solo Francesca, la madre biologica, ha un legame riconosciuto con le piccole, non Alessandra. Essendo figlia d'arte – di cognome fa Vecchioni – Francesca ha trovato il modo di fare del suo un caso politico. Il giornalista Mario Adinolfi, però, non ci sta: “Su nascere, amare e morire non si possono fare sperimentazioni, non bastano transitorie emozioni e transitori entusiasmi a cambiare la realtà. E la sinistra di papà Vecchioni dovrebbe saperlo...”. Adinolfi, che impressione le ha fatto questo caso? «Io credo che quando si parla di queste vicende non si può non partire da una grande difficoltà umana, dato che ogni rottura è portatrice di dolore, soprattutto quando ci sono di mezzo dei bambini. Detto questo, è pur vero che tutta la vicenda è stata sbandierata sin dall'inizio come una grande conquista e raccontata anche da Roberto Vecchioni esattamente in questo senso, parlando del suo entusiasmo per l'amore di queste due donne e raccontando della grande sterzata emotiva che questa unione ha provocato in lui». E che c'è di male in tutto questo? «Che sia l'entusiasmo sia l'emozione sono elementi transitori. Quando si ha a che fare con la vita umana bisogna stare attenti a basarsi su transitori entusiasmi e transitorie emozioni. Soprattutto quando si procede attraverso meccanismi di compravendita». Che intende dire? «Ricapitoliamo la vicenda: Francesca Vecchioni va in Olanda e compra il seme per farsi fecondare. Nascono due bambine registrate all'anagrafe con cognome “Vecchioni”. Giustamente, perché Francesca è la madre biologica a tutti gli effetti. Ovviamente in questa storia c'è anche un'altra figura. È Alessandra, la compagna. Che però, dal punto di vista legislativo è come se non esistesse. Si dice: “Per le bambine sarà sempre la loro mamma”. Ma le bambine hanno già una mamma biologica. La frantumazione dell'equilibrio familiare basato su transitorie emozioni e transitori entusiasmi è quindi anche la frantumazione di questa doppia maternità. Insomma, i punti interrogativi sono molti». Tanti punti interrogativi, quali certezze? «Almeno due. Primo: i figli nascono da un uomo e una donna. Due: i figli non si pagano. Lo diceva, in un altro contesto ovviamente, un grande commediografo nonché senatore comunista, Edoardo De Filippo. Quando si vuole innescare un meccanismo per cui sulla vita si fa business a pagare sono sempre i più deboli». Quindi sbagliano Francesca Vecchioni e compagna a voler fare del loro caso la bandiera di una battaglia politica? «La battaglia politica non mi interessa. È legittima, ovviamente, e io legittimamente la avverso. Il problema è quando in mezzo ci finisce la vita delle persone». La sinistra, però, sull'argomento va in tutt'altra direzione... «Esiste anche una certa sinistra radicata nella riflessione e nei valori. Non a caso prima ho citato De Filippo. Penso anche, paradossalmente, al Vecchioni che cantava “voglio una donna con la gonna”. Ecco, credo che esista una sinistra che può riflettere sul fatto che ci sono tre elementi - nascere, amare e morire - sui quali non si possono fare sperimentazioni».  
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