Fassina (Pd): “Il partito della nazione a sinistra, no a tentazioni centriste”

31 luglio 2014 ore 15:54, Lucia Bigozzi
Fassina (Pd): “Il partito della nazione a sinistra, no a tentazioni centriste”
“Dobbiamo evitare di rompere con un partito che al di là delle dimensioni, è importante per il profilo culturale e politico del Pd”. Come a dire: osmosi a sinistra contro le tentazioni centriste che Stefano Fassina rifugge, a maggior ragione se dovessero palesarsi nel partito della nazione al quale guarda Renzi. Nella conversazione con Intelligonews il parlamentare dem lancia messaggi a Vendola e a Renzi…
Il muro contro muro Sel-Pd al Senato sta diventando il muro contro muro nel centrosinistra? «Sì, c’è il rischio che noi dobbiamo assolutamente evitare. Non si può andare avanti con forzature procedurali al Senato; l’ostruzionismo fa male, è un danno all’Italia non al governo e tuttavia non possiamo andare avanti con forzature procedurali come tagliole e canguri. Il governo e la maggioranza che lo sostiene debbono dare la disponibilità su alcuni problemi veri che ad esempio Sel pone: dalla platea dei grandi elettori alle firme necessarie per i referendum popolari o le leggi di iniziativa popolare. Le riforme costituzionali devono avere il massimo consenso possibile; e poi dobbiamo evitare di rompere un rapporto con un partito che nonostante la dimensione, è importante per il profilo culturale e politico del Pd». Migliore sta dentro un processo di riaggregazione col Pd, mentre Civati sembra fare il processo inverso. C’è poi Vendola che fa un richiamo ai delusi del Pd. Col partito della nazione di Renzi si vanifica anche il ruolo dell’opposizione interna? «Dentro il Pd non ci sono opposizioni, ci sono pozioni diverse. Chi è stato sconfitto al congresso non ha un’ostilità pregiudiziale, non si considera opposizione. Si considera pienamente coinvolto nel programma che il governo e il Pd portano avanti e lo fa a partire da un punto di vista, nonostante le ripetute delegittimazioni morali che il premier fa nei confronti di chi si discosta dalla linea ufficiale. Il partito della nazione non vuol dire un contenitore indifferenziato che attua l’agenda unica del pensiero unico; il partito della nazione vuol dire svolgere una funzione nazionale in una fase delicatissima come questa ma rimanendo parte. E questa parte a mio avviso, deve essere attraversata dalle posizioni che sono dentro, intorno e fuori dal Pd sul versante sinistro, per usare una semplificazione». Lei ha declinato due schemi di partito della nazione e quello che ha in mente Renzi sembra il primo che ha descritto. Le piace? «Non so se esiste uno schema consolidato. Vedo un rischio e avverto che non funzionerebbe perché noi abbiamo bisogno di un’agenda alternativa a quella proposta dall’Ue. Senza un’agenda alternativa il governo non ce la fa, il Pd non ce la fa e soprattutto non ce la fa l’Italia. Vedo un rischio ma credo che ci siano gli spazi per poterlo evitare». Civati ricorda che i parlamentari Pd sono stati eletti con Sel non con Fi. Renzi di fatto sta governando con Berlusconi sul versante riforme. Che idea si è fatto, condivide la preoccupazione di Civati. «Le riforme costituzionali devono essere condivise anche dal maggior partito di opposizione; quindi è un bene coinvolgere Fi. Altro sarebbe utilizzare il rapporto e il patto con Fi per ricollocare in una posizione centrista il Pd; quindi in contraddizione con l’alleanza con la quale siamo andati alle elezioni. Per questo insisto sul fatto che anche sul terreno costituzionale si dismetta l’ostruzionismo e da parte del governo e della maggioranza si apra ai punti veri da affrontare nella riforma del Senato». Lei ha sempre lavorato per ricostruire la sinistra e si è beccato critiche pesanti dai renziani per le sue posizioni non renziane. Oggi quel lavoro è stato vano visto lo strappo Renzi-Vendola? E come si fa a rifare il centrosinistra? «Dobbiamo uscire dalla logica politicista. In questi anni ho lavorato affinchè prevalesse un’agenda alternativa all’agenda Monti, all’agenda europea che continua a dominare la politica economica. Credo che se noi partiamo dall’analisi e dalle proposte, riusciamo a ricomporre. Per quanto mi riguarda, non è un gioco di palazzo, bensì la necessità di mettere sul tavolo in rapporto alle drammatiche condizioni economiche del paese, risposte adeguate. Se riusciamo in questo, arriviamo a una ricomposizione e soprattutto a risultati importanti». Provocazione: temete che Renzi stia riproponendo lo schema democristiano da Donat Cattin a Forlani? «Non lo temo per una ragione semplice: non ci sono più le condizioni internazionali ed economiche perché possa avvenire. Ripeto: un Pd che rimanesse allineato all’ortodossia europea che caratterizza il cosiddetto centrismo fallirebbe. Non lo vedo un rischio. Se qualcuno pensasse di percorrere quella strada andremmo a sbattere e quindi, per quanto mi riguarda, mi impegno affinchè il Pd abbia la capacità di formulare un’agenda alternativa a quella neoliberista che ancora domina la politica economica».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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