Mezzogiorno sottosviluppato, peggio della Grecia: è il Rapporto Svimez

31 luglio 2015, Luca Lippi
Mezzogiorno sottosviluppato, peggio della Grecia: è il Rapporto Svimez
 L’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno stila un rapporto che crea sconcerto, ma conferma il grido di allarme che da anni per una questione che relega il Mezzogiorno quasi alla condizione di Italia di seconda categoria, rimane inespresso.

Il rapporto Svimez (dati aggiornati al 2014) recita “Il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale con la conseguenza che l'assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all'area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente”.

Sempre dal rapporto si crea l’allarme demografico: “Nel 2014 al Sud si sono registrate solo 174 mila nascite, livello al minimo storico registrato oltre 150 anni fa, durante l'Unità d'Italia - spiega il rapporto - il Sud sarà interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili. Il Sud è quindi destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, arrivando così a pesare per il 27,3% sul totale nazionale a fronte dell'attuale 34,3%”.

Numeri che fanno paura, tuttavia numeri che sono stati spesso alimentati dall’ignavia e dalla superficialità di politiche asservite al “potere locale”. 

L’allarme non è di questi giorni purtroppo, già a febbraio a sollevare la questione sono stati il prof. Mauro Minervino, ordinario di Antropologia Culturale ed Etnologia nella Accademia di Belle Arti di Catanzaro e il prof. Giuseppe Soriero, componente del comitato di presidenza della Svimez. E’ loro la teoria secondo la quale negli ultimi vent’anni il Mezzogiorno d’Italia è stato relegato in una condizione di totale abbandono da parte della politica nazionale.

E’ parere del prof. Minervino che la solitudine del Sud, è anche solitudine di individui, e di gruppi umani. Ripensare il Sud a partire dal Sud, rimettendo in piedi una questione meridionale che non sia più quella attardata secondo le logiche del meridionalismo classico. C'è una profonda crisi d'identità del paese che ha ribaltato l'idea che questa nazione sia fatta di due “Italie”. 

L'analisi del prof. Minervino si sofferma sull'incapacità della classe politica regionale di intercettare gli enormi flussi economici che passano attraverso il porto di Gioia Tauro e che da soli potrebbero rendere la calabria, una regione economicamente appetibile. L’analisi è facilmente riconducibile anche al resto del Mezzogiorno (Minervino parla di Calabria perché è il suo campo di azione). 

Lo Svimez di Giuseppe Soriero invece fornisce dati precisi e sconfortanti: “In dieci anni, dal 2001 al 2014, sono migrate dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord oltre 1,6 milioni di persone, rientrate 923 mila, con un saldo migratorio netto di 744 mila persone, di cui 526 mila under 34 e 205 mila laureati. Dal 2001 al 2014 quindi la popolazione è cresciuta a livello nazionale di circa 3,8 milioni, di cui 3,4 milioni al Centro-Nord e 389 mila al Sud. Nascite in calo anche al Centro-Nord e, per la prima volta, anche nelle coppie con almeno un genitore straniero, che in precedenza avevano invece contribuito ad alimentare la ripresa della natalità nell'area”.

Ovviamente questi numeri incidono enormemente anche sui consumi interni e quindi deprimono ogni possibile (o individuabile) segnale di ripresa: “Se si guarda dall'inizio della crisi al Sud i consumi sono scesi del 13,2%, oltre il doppio che nel resto del paese. Anche peggiore la situazione degli investimenti che nel 2014 scendono di un ulteriore 4%, portando il dato dal 2008 a un calo del 38%, con picchi del 59% per l'industria, del 47% per le costruzioni e del 38% nell'agricoltura.

Non è immune dal crollo nemmeno la spesa pubblica. A livello nazionale dal 2001 al 2013 la spesa pubblica in conto capitale è, infatti, diminuita di oltre 17,3 miliardi di euro da 63,7 miliardi a 46,3 ma al Sud il calo è stato di 9,9 da 25,7 a 15,8. Scendono soprattutto al Sud i trasferimenti in conto capitale a favore delle imprese pubbliche e private: tra il 2001 e il 2013 si è registrato un calo del 52%, pari a oltre 6,2 miliardi di euro”. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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