Ddl Cirinnà, la mediazione del Pd "micidiale" per Ncd

31 luglio 2015, Americo Mascarucci
Ddl Cirinnà, la mediazione del Pd 'micidiale' per Ncd
Apparentemente la divergenza sembrerebbe sussistere esclusivamente sul piano meramente tecnico mentre resterebbe la sostanziale unità d’intenti contro l’impianto generale del provvedimento.

Sta di fatto che nel Nuovo Centrodestra si sono verificate le prime spaccature sul contestato disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili

Teatro delle divisioni la Commissione Bilancio del Senato dove era in discussione la relazione del Ministero dell’Economia sulle coperture economiche necessarie a garantire l’estensione del diritto alla pensione di reversibilità per le coppie di fatto e gay. 

Il sì alla relazione è arrivato da Partito Democratico, Movimento 5Stelle e Sinistra Ecologia e Libertà, mentre Forza Italia e Lega Nord hanno votato contro. Nell’Ncd si sono espressi favorevolmente il senatore Antonio Azzolini, appena scampato ad una richiesta d’arresto respinta dall’Aula (i maligni sostengono pure che abbia restituito al Pd il favore ricevuto poche ore prima, ma sono soltanto pettegolezzi infondati) e la senatrice Federica Chiavaroli mentre ha votato contro l’ex ministro del lavoro Maurizio Sacconi. 

Come detto la divergenza è stata motivata sul piano prettamente tecnico. 

Azzolini e la Chiavaroli hanno spiegato che, nel momento in cui da parte dei tecnici dell’Economia è stata confermata la copertura per le pensioni di reversibilità, non avrebbe avuto alcun senso bocciare la relazione del Ministro visto che non si stava discutendo nel merito del provvedimento. Diverso invece il giudizio del senatore Sacconi da sempre contrario a concedere il diritto alla pensione di reversibilità per le coppie di fatto, secondo il quale la relazione ministeriale non convince e sarebbe stato opportuno un ulteriore approfondimento. Sia Azzolini che la Chiavaroli hanno poi riconfermato il loro no al ddl Cirinnà se non saranno introdotte modifiche significative come richiesto dall’Ncd. Sul piano politico il giudizio dunque resta negativo. Sarà davvero così? Che all’interno dell’Ncd esistano crepe è un dato di fatto, anche perché nel partito di Alfano si starebbero confrontando da tempo due diverse linee; la linea dura incarnata da Sacconi e da Carlo Giovanardi (quest’ultimo avrebbe addirittura minacciato di abbandonare il partito in caso di cedimenti sul ddl) e una più morbida che invece troverebbe impegnate il ministro della Salute Beatrice Lorenzin,  Nunzia Di Girolamo e la stessa Chiavaroli contrarie ad andare al muro contro muro sul testo in discussione. 

Una spaccatura che riflette anche le divergenze interne alla Conferenza Episcopale Italiana fra il presidente Angelo Bagnasco, considerato il vero ispiratore della linea Giovanardi, e il segretario generale Nunzio Galantino più conciliante verso i fautori del ddl e promotore di un dialogo che possa portare a quelle modifiche necessarie a rendere il provvedimento meno indigesto possibile per la Chiesa. Intanto prosegue a tappe forzate la discussione degli emendamenti, oltre 1500, in Commissione Giustizia del Senato con l’evidente proposito di accelerare il più possibile il percorso verso l’approvazione del ddl, anche se appare molto difficile che questo possa avvenire prima della pausa estiva. 

La mediazione del Pd, che ha presentato un emendamento benedetto dal ministro Maria Elena Boschi, decisa a garantire l’approvazione del ddl ma senza andare al braccio di ferro con le famiglie di Piazza San Giovanni, rivolto a superare l’equiparazione fra unioni civili e famiglia fondata sul matrimonio riconoscendo maggiore valore a quest’ultimo istituto ma senza negare i diritti previsti per le unioni civili inserite nel testo, potrebbe alla fine favorire il superamento delle resistenze nel fronte cattolico specie se l’eventuale compromesso, come appare molto probabile, troverà anche consensi oltre Tevere (leggi Galantino). 

Ma paradossalmente proprio la mediazione tentata dal Pd per non mandare in frantumi la maggioranza e non andare ad uno scontro etico fra laici e cattolici potrebbe rivelarsi “micidiale” per l’Ncd spingendo Giovanardi, Sacconi e quanti non ne vogliono sapere di compromessi di comodo fuori dal “circolo degli alfaniani”.


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