Rapporto Svimez: l'Italia sta perdendo mezza Italia

31 luglio 2015, Luca Lippi
Rapporto Svimez: l'Italia sta perdendo mezza Italia
Per molti, ieri è stata consumata per la prima volta la personale conoscenza con lo Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, ente privato senza fini di lucro istituito nel 1946.

Ieri lo Svimez ha pubblicato un rapporto di cui è stato dato puntualmente conto, oggi ecco i numeri: in Italia negli ultimi tre anni, dal 2011 al 2014, le famiglie assolutamente povere sono cresciute a livello nazionale di 390mila nuclei, con un incremento del 37,8% al Sud e del 34,4% al Centro-Nord. 

Quanto al rischio povertà, nel 2013 in Italia vi era esposto il 18% della popolazione, ma con forti differenze territoriali: 1 su 10 al Centro-Nord, 1 su 3 al Sud. La regione italiana con il più alto rischio di povertà è la Sicilia (41,8%), seguita dalla Campania (37,7%). La povertà assoluta è aumentata al Sud rispetto al 2011 del 2,2% contro il +1,1% del Centro-Nord.

Nel periodo 2011-2014 al Sud le famiglie assolutamente povere sono cresciute di oltre 190mila nuclei, passando da 511mila a 704mila al Sud e da 570mila a 766mila al Centro-Nord.

Nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno è ancora negativo, -1,3%, con il divario di Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud che è tornato ai livelli di 15 anni fa. Dal 2000 al 2013, il Sud è cresciuto del 13%: la metà della Grecia che ha segnato +24% (solo per fare un esempio).

Il Mezzogiorno tra il 2008 ed il 2014 registra una caduta dell’occupazione del 9%, a fronte del -1,4% del Centro-Nord, oltre sei volte in più. Delle 811.000 persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro nel periodo in questione, ben 576.000 sono residenti nel Mezzogiorno. Nel Sud, dunque, pur essendo presente appena il 26% degli occupati italiani si concentra il 70% delle perdite determinate dalla crisi.

Nel mezzogiorno, solo il 18 per cento delle forze di lavoro aderisce a forme di previdenza complementare. In tutte le regioni la partecipazione è al di sotto della media nazionale, con i livelli più bassi in Calabria e in Sardegna (intorno al 16 per cento in entrambe).

La divisione del Paese in due tronconi del tutto scollegati è disarmante, il lavoro di riparazione della politica sulle conseguenze dei danni procurati da una finanza spregiudicata è piuttosto complicato, è necessaria un’opera di ricostruzione perché non ci si rende conto che il Paese sta perdendo il retrotreno (o l’avantreno).

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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