Allarme arsenico, class action di sette sindaci: “Pronti a ricorrere alla Corte di Strasburgo”

31 maggio 2013 ore 14:06, Americo Mascarucci
Allarme arsenico, class action di sette sindaci: “Pronti a ricorrere alla Corte di Strasburgo”
Anche la Corte di Giustizia Europea sarà chiamata a pronunciarsi sulle responsabilità relative alla mancata attuazione della direttiva comunitaria. Sette sindaci del Viterbese sono pronti al ricorso.
La direttiva (fissa a 10 microgrammi litro il limite massimo di arsenico consentito nelle acque potabili destinate al consumo domestico) è stata recepita dal ghoverno italiano nel 2001 ma, nonostante le deroghe concesse già a partire dal 2003, la Regione Lazio (ente preposto alla messa a norma degli impianti idrici), si è mossa fuori tempo massimo. Sette sindaci della provincia di Viterbo, costretti dal primo gennaio 2013 a vietare l’uso dell’acqua per scopi domestici, hanno deciso di denunciare in tutte le sedi competenti quello che, ogni giorno di più, appare uno scandalo. Bengasi Battisti (Corchiano), Angelo Cappelli (Capranica), Alessandro Giovagnoli (Ronciglione), Eugenio Stelliferi (Caprarola), Mario Scarnati (Fabrica di Roma), Rodolfo Mazzolini (Castel S.Elia) e Antonio Innocenzi (vicesindaco di Civita Castellana) spiegano l’iniziativa: “Con l’entrata in vigore del decreto legislativo alla data del primo gennaio 2013 – denunciano - i Comuni sono soli a fronteggiare l’emergenza. Abbandonati al loro destino, privati delle risorse finanziarie, umane e strumentali. Dopo quattordici anni di ignavia da parte delle istituzioni superiori preposte, che non sono riuscite a destinare i fondi necessari per l’ammodernamento e l’adeguamento delle reti idriche nazionali, l’acqua può essere utilizzata solo per lavare indumenti, stoviglie, ambienti e, in assenza di malattie cutanee, per fare la doccia. Considerato l’articolo 32 della Costituzione che tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, faremo valere le ragioni e i diritti delle donne e degli uomini delle comunità ricorrendo in tutte le sedi, compresa la Corte di Giustizia Europea, per danni prodotti dalla mancata attuazione della direttiva comunitaria”. Il sindaco di Viterbo Giulio Marini si è visto piombare Jimmi Ghione di Striscia la Notizia nell’ufficio per rispondere dei disagi provocati alla popolazione dall’entrata in vigore delle ordinanze di non potabilità delle acque. Anche il primo cittadino è sul piede di guerra e rivela come, volendo, l’emergenza poteva essere scongiurata.  “È dal 2001 che si parla di arsenico e si rimpalla la problematica da amministrazione in amministrazione. In quegli anni sono state diverse le richieste di intervento rivolte alla Regione Lazio da parte delle istituzioni territoriali. Solo nel 2008 – ricorda Marini - fu firmato un protocollo di intesa con cui la Regione si impegnava a definire le linee progettuali e attuative per la realizzazione delle opere necessarie alla risoluzione della questione arsenico. Se quell’anno le cose fossero andate come da programma, si sarebbe potuto risolvere il tutto con un intervento di miscelazione, evitando la realizzazione di numerosi e costosi dearsenificatori. Nulla si è fatto”. Il progetto di miscelazione di cui parla Marini si sarebbe ottenuto prelevando l’acqua del vicino Lago di Bolsena che contiene arsenico in concentrazioni relativamente basse, circa sei microgrammi. Miscelando nella quantità opportuna l’acqua del lago con quella degli acquedotti ad alta concentrazione di arsenico, si sarebbe ottenuta acqua perfettamente a norma. Il progetto è stato riproposto nelle scorse settimane alla Regione Lazio, come migliore soluzione per risolvere definitivamente il problema dell’arsenico, dal consigliere regionale Riccardo Valentini docente dell’Università degli Studi della Tuscia. Intanto, per fronteggiare l’emergenza non resta che sperare nella rapida realizzazione dei dearsenificatori. La Regione ha assicurato la messa a norma dell’intero territorio laziale entro la fine del 2014.
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