Le parole della settimana: "Dove sei, uomo? Dove sei finito?"

31 maggio 2014 ore 13:50, Paolo Pivetti
Le parole della settimana: 'Dove sei, uomo? Dove sei finito?'
“Dove sei, uomo? Dove sei finito?” La settimana è aperta e dominata da queste parole di papa Francesco, pronunciate a conclusione del suo viaggio in Terra Santa, di fronte al memoriale della Shoah allo Yad Vashem di Gerusalemme. Il Papa si rifà alle parole rivolte da Dio ad Adamo dopo il peccato, che troviamo nel libro della Genesi: “Adamo, dove sei?” Parole di eco biblica, che avvicinano cristiani ed ebrei nella comune meditazione sul male proprio qui, di fronte al memoriale di quella che il Papa definisce “la tragedia incommensurabile dell’Olocausto”. Poi, andando più a fondo in questo viaggio nella memoria di un male assoluto che ha segnato l’esperienza di tutti: “Uomo, chi sei? Non ti riconosco più. Chi sei, uomo? Chi sei diventato? Di quale orrore sei stato capace? Che cosa ti ha fatto cadere così in basso? (...) Non solo hai torturato e ucciso i tuoi fratelli, ma li hai offerti in sacrificio a te stesso, perché ti sei eretto a dio...” Un’altissima dottrina si sprigiona da parole così semplici, messe in fila per scandire il dolore di una tragedia immane, chiedendo la grazia di viverla anche nella dimensione del rimorso: “Dacci la grazia di vergognarci di ciò che, come uomini, siamo stati capaci di fare, di vergognarci di questa massima idolatria, di aver disprezzato e distrutto la nostra carne, quella che tu impastasti dal fango, quella che tu vivificasti col tuo alito di vita.” Ma ancora a papa Francesco non basta; non è sceso abbastanza in profondità nella contemplazione cosciente dell’orrore. Per rendere ancor più tangibile l’abisso misterioso e inspiegabile del male, Francesco relativizza Dio, lo fa uno come noi, lo immagina soggetto a turbamenti umani: “Il Padre conosceva il rischio della libertà; sapeva che il figlio avrebbe potuto perdersi ma forse nemmeno il Padre poteva immaginare una tale caduta, un tale abisso!” Il male dunque, nato dal cattivo uso della libertà, in questa sua mostruosa perversione sorprende anche Dio, che “forse nemmeno poteva immaginare...” Francesco compie il capolavoro di tradurre un’altissima meditazione teologica sul mistero della libertà e del male in parole così semplici, che sono impossibili da non capire per chiunque accetti di ascoltarle. Il Papa parla in italiano, che ormai è la lingua internazionale della Chiesa, e forse di questo potremmo anche permetterci di essere orgogliosi. Di fronte a queste sue parole scolpite nella nostra bella lingua, tutte le altre, generate nella cronaca di una settimana pur densissima di fatti, impallidiscono e scompaiono.    
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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