Francesco, i politici e quel risveglio delle coscienze ad ogni costo

31 marzo 2014 ore 9:54, Americo Mascarucci
Francesco, i politici e quel risveglio delle coscienze ad ogni costo
Comprensibile il malumore dei parlamentari per la dura reprimenda di Papa Francesco contro la politica ed i politici corrotti.
Comprensibile perché i politici, specie quelli che amano definirsi cattolici, che ci tengono a mettere in evidenza le amicizie oltre Tevere, che fanno a gara a mostrarsi in ogni cerimonia ufficiale facendosi immortalare dalle telecamere mentre si battono il petto, stanno inginocchiati a pregare o ricevono l’Eucaristia, erano abituati a ben altre prediche. Questi politici erano andati alla messa del Papa convinti di ascoltare un’omelia in stile tradizionale, condita con il consueto richiamo al senso di responsabilità, al perseguimento del bene comune, a praticare gli insegnamenti del Vangelo nello svolgimento della propria attività; ci poteva scappare pure un rimprovero del tipo “dovete impegnarvi di più e meglio” oppure “non fate abbastanza per promuovere i valori cristiani nella società” ma niente di più e alla fine tutti in fila a ricevere la benedizione papale sotto lo sguardo benevolo e compiaciuto di monsignor Fisichella. Invece Francesco ha mandato loro di traverso la giornata sin dall’alba, facendogli restare sullo stomaco il primo caffè con brioche consumato appena alzati. Qualcuno ci è rimasto male per quella dura reprimenda contro la corruzione e contro i politici corrotti, per i quali sembra addirittura non valere quel principio della misericordia che fino ad oggi è stata prerogativa di tutti, compresi i criminali più incalliti, purché realmente pentiti e desiderosi di cambiare radicalmente vita. Possibile che i politici siano così indegni da non poter ottenere nemmeno il privilegio della misericordia? In realtà Francesco non ha detto questo, ma ha soltanto cercato di far capire che la corruzione in politica è un peccato grave perché ostacola ed impedisce il raggiungimento di quel bene comune e di quell’interesse generale che il politico, prima di ogni altro cittadino, dovrebbe impegnarsi a tutelare. Ma le parole di Francesco sanno fare più male delle pietre e così ecco che la sua omelia inevitabilmente ha scosso le coscienze dei parlamentari presenti che, indipendentemente dalla propria onestà e rettitudine morale, si sono tutti sentiti indistintamente sul banco degli imputati. Il termine “casta” usato con disprezzo in ambito giornalistico come sinonimo di politica autoreferenziale, lontana dalla gente e dai suoi bisogni, arroccata sulla difesa ad oltranza dei propri privilegi, arrogante, spregiudicata, è entrato ufficialmente anche nel lessico della Chiesa. Francesco non ha una buona considerazione dei politici, questo è evidente, ma va altresì detto che gli stessi politici non hanno fatto mai molto per smentire con i fatti l’immagine negativa che è stata costruita intorno ad essi. Poi certo, non tutti i politici sono corrotti, ci mancherebbe altro, e non è giusto che tutti, indistintamente, vengano additati al pubblico ludibrio come parte integrante di un sistema marcio che pur volendo non hanno nemmeno la forza di poter cambiare. Tuttavia Francesco sin dal primo giorno ha specificato che il sacerdote non deve preoccuparsi di piacere al potere ma al contrario deve risultare scomodo e deve soprattutto saper dare fastidio. Non deve cercare gli applausi e il consenso, ma deve svegliare le coscienze anche se questo provocherà inevitabilmente malumori, diffidenze, antipatie, critiche. Francesco in parole povere ha voluto dare il buon esempio e a giudicare dalle reazioni sicuramente ha colto nel segno. La reazione scomposta del berlusconiano Paolo Romani ne è la dimostrazione (anche Francesco è parte integrante del complotto internazionale, anzi mondiale, anzi planetario contro l’ex Cavaliere?). Per i politici che si professano cattolici è caduto ogni alibi. Non è più sufficiente andare in televisione e pronunciare ciò che si pensa possa far contente le gerarchie, il politico deve dimostrare di essere cristiano sempre, non soltanto con le parole, ma con le azioni e le opere. Perché non si è corrotti soltanto quando si pensa al proprio tornaconto personale a discapito della collettività, ma ancora di più quando non si è consequenziali con i propri convincimenti morali e si scende a compromessi barattando la propria coscienza. E non può sicuramente bastare il voto contrario ai provvedimenti sulle coppie di fatto per stare a posto con la propria coscienza cristiana. Il Papa avrà esagerato? Può darsi, ma sempre meglio che blandire i politici come spesso in passato hanno fatto certi vescovi con grande imbarazzo dei fedeli.
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