"Shopping" cinese in Italia, Gotti Tedeschi: “Verso un nuovo ordine economico mondiale...”

31 marzo 2015, Marta Moriconi
'Shopping' cinese in Italia, Gotti Tedeschi: “Verso un nuovo ordine economico mondiale...”
Il numero uno di ChemChina, Ren Jianxin, in un’intervista al Corriere della sera ha dichiarato di non voler cambiare Pirelli per questo Marco Tronchetti Provera resterà amministratore delegato per i prossimi cinque anni. All’economista Ettore Gotti Tedeschi IntelligoNews ha chiesto di fare un “viaggio” ideale negli acquisti cinesi in Italia, con i loro pregi e difetti. 

Partiamo da ChemCina che ha detto che non cambierà Pirelli né il suo AD. Cosa cambierà allora? O crede davvero che non cambierà nulla?

“Mi pare politicamente indispensabile che abbia fatto questa dichiarazione, ma anche se non l’avesse fatta non ci sarebbero dubbi che le cose che devono cambiare cambieranno. Se qualcuno (come Tronchetti, che è un imprenditore serio e prima di questa strada ne ha tentate altre, come si ricorderà) vende un’impresa che opera e compete nel globale è perché teme di non avere le risorse per valorizzarla, anzi teme probabilmente che in mano sua, a dette condizioni, potrebbe persino perdere capacità competitive per mancanza di adeguate risorse da investire. Se qualcuno la compera è perché sa di avere queste risorse e la capacità di valorizzare l’impresa stessa. Mi rendo conto che ciò possa sorprendere, ma abbiamo creato, forse senza percepirlo, un nuovo ordine economico mondiale, con le sue leggi che ormai non si possono più mettere in discussione. Quello che sorprende è che facciamo finta di non averlo ancora capito”.

A proposito di quello che abbiamo creato. Un paio di settimane fa il Sole24ore ha evidenziato, con un ampio servizio e commenti, che il risparmio degli italiani non confluisce verso le imprese italiane, soprattutto verso le medie. Perché? 

“Vi risponderò con un esempio-storiella, ma puramente accademico, esemplificativo. Vede, l’uomo o donna,  l’individuo cioè, dal punto di vista economico ha ben tre “anime”. La prima anima è quella di produttore di reddito, attraverso il suo lavoro. La seconda anima è quella di consumatore, cioè di utilizzatore di parte del  reddito prodotto. La terza anima è quella di investitore della parte di reddito risparmiata. Bene, ciò detto appare evidente che l’equilibrio economico di un sistema è legato all’equilibrio nel comportamento economico del soggetto –individuo in questione. Se detto individuo produce reddito in un’area economica e lo spende ed investe in un’altra area economica, affinché l’equilibrio generale (non particolare evidentemente) permanga, altri individui di altre aree economiche devono comperare ed investire nell’area dove il primo individuo produce reddito (affinché sia prodotto reddito). Ma la cosa non è affatto scontata e semplice da intendere durante la trasformazione economica degli ultimi trent’anni dovuta al processo accelerato e brusco di globalizzazione. Perciò faccio l’esempio promesso. Fino a circa 15-20 anni fa, un lavoratore impiegato in un settore economico esposto alla competizione internazionale (per esempio l’auto, l’elettrodomestico, ecc.) produceva reddito nell’impresa italiana dove lavorava, comperava il prodotto dell’impresa dove lavorava (l’auto …) e investiva il risparmio nelle azioni quotate dell’impresa dove lavorava. E’ più chiaro ora cosa è il   ciclo economico finanziario prodotto dalla tre anime sopracitate dell’uomo? Bene, veniamo ad oggi, grazie alle modifiche prodotte dal processo di globalizzazione nei vantaggi competitivi di produzione, il nostro uomo si trova a lavorare (ancora...) e produrre reddito nell’impresa italiana, ma trova più vantaggioso comperare un prodotto straniero più competitivo ed economico, che compete con quello che lui produce nel suo lavoro. Ma in più investe il suo risparmio magari (anche inconsapevolmente attraverso un fondo di investimento) proprio nella impresa che compete con la sua e di cui ha comperato il prodotto. E’ evidente che, rebus sic stantibus, dopo qualche tempo l’impresa dove lavora sarà costretta a chiudere i battenti, modificando il ciclo di produzione di reddito, di consumo e di investimento del nostro soggetto. Ecco ciò è quello che, esemplificativamente, è successo. Ed ha provocato progressivamente il fenomeno osservato dal Sole 24Ore di disintermediazione risparmio-finanziamento alle imprese”.

Ci scusi, ma quindi ci sta dicendo che la globalizzazione ha prodotto danni?

Non è così. La globalizzazione accelerata, troppo accelerata e incontrollata, li ha provocati. Ma  questo processo è stato avviato proprio dai Paesi maturi, cosiddetti occidentali (Usa ed Europa) proprio per sostenere il processo consumistico necessario a sostenere la crescita del PIL che altrimenti sarebbe crollata per il crollo delle nascite. Dobbiamo riconoscere (anche se è troppo tardi) che la crescita del Pil negli ultimi venti anni è stata generata dalla crescita dei consumi individuali necessari a compensare il crollo della crescita equilibrata delle nascite. Se la popolazione non cresce più ed invecchia (provocando squilibri economico-finanziari e sociali) si deve cercare di far crescere i consumi individuali per sostenere il Pil. Tra i vari espedienti utilizzati, uno consiste nella delocalizzazione industriale nei Paesi ad Oriente dell’Europa (Cina, India, Est …) che ha modificato i modelli competitivi a svantaggio dei produttori domestici ( a più alti costi)”.

Ha detto prima che “un espediente è stato quello della delocalizzazione”. Ce ne sono altri ? 

“Sì, c’è stato l’utilizzo del risparmio trasformato progressivamente in consumo. Sempre per sostenere la necessaria crescita del Pil, facendo crescere i consumi individuali, si è sacrificato il risparmio trasformandolo in consumo. Si pensi che negli anni ’75-’80 la percentuale di risparmio delle famiglie italiane si aggirava intorno al 25-27%, per crollare nel 2010 intorno al 5%. Ma vedete, la trasformazione del risparmio in consumo non è così evidente che sia una scelta opportuna (aspetti morali a parte), perché il risparmio rappresenta per le banche la base monetaria per fare credito alle imprese e alle famiglie, per sostenere gli investimenti, la crescita etc. in mancanza di questa base, come ben ha osservato, si inventano i prodotti derivati…”. 

Quindi il processo di disintermediazione risparmio- finanziamento imprese è dovuto ai fenomeni descritti originati dal crollo nascite compensati dal consumismo che sacrifica risparmio ed arriva a farsi a debito? 

Non vi sono dubbi, ma diventa molto difficile farsi ascoltare perché non si vogliono tollerare spiegazioni economiche che abbiano una natura morale. Così si continuerà a sbagliare le diagnosi, conseguentemente le prognosi, e non produrre risultati di soluzione della crisi in corso”. 

Dunque, tornando allo shopping cinese in Italia, è una logica conseguenza di questa miopia politico-economica?
 
“Vedete, fino a dieci anni fa, quando i fondi asiatici si affacciavano nel nostro Paese, scrutando le opportunità  e facendo proposte di investimento, venivano trattati con diffidenza e si accettava il loro interesse solo a condizione che accettassero disciplinatamente di esser minoritari e non contare nelle decisioni. Fino a cinque anni fa, gli stessi fondi venivano accolti con maggior interesse e si cominciò a concedere di poter contare. Oggi si sta andando a cercarli, pregandoli di cercare di trovare motivi per investire in Italia, soprattutto in aziende indebitate che devono fare investimenti per sopravvivere nel globale. Il fatto è che noi abbiamo imprese indebitate che non trovano facilmente capitali domestici per ricapitalizzarsi  e crescere come dovrebbero nel mercato globale. O meglio, i capitali domestici potrebbero anche esserci, ma non sembrano esser disposti ad investire nel rischio azionario (politico) italiano. Ed è qui il paradosso. Parte del nostro risparmio (ricordiamolo, il totale è cinque volte il debito pubblico, quello liquido circa due volte) viene gestito da gestori internazionali che cercano rendimento (che oggi non viene più garantito da nessuno) e investono magari proprio nei fondi o nelle imprese che a loro volta investono nel nostro paese. Ciò perché hanno credibilità, hanno piani strategici apprezzabili. Che noi fatichiamo a generare. Così rischiamo di investire in noi stessi attraverso altri e rafforzando conseguentemente proprio gli altri… Così  il processo di globalizzazione accelerato sta creando un nuovo ordine economico mondiale. I neomalthusiani di Stanford e MIT, negli anni ’75 avevano previsto che, grazie alla (secondo loro eccessiva) crescita della popolazione, in Asia sarebbero morte di fame fino a centinaia di milioni di persone.  Oggi non solo sono continuate a crescere, ma prosperano economicamente al punto di comperarsi l’occidente in crisi e in vendita… Un occidente che ha rinunciato alle nascite illudendosi di stare meglio. Un occidente che ha lasciato corrompere il suo pensiero di cui è sempre andato così fiero quale culla della cultura e delle idee che ha influenzato il mondo intero. Dice un saggio detto in latino “corruptio optimi, pessima” (una cosa buona che si corrompe diventa la peggiore di tutte)".

Ma ci sono soluzioni Gotti Tedeschi? 

Certo che ci sono, soprattutto perché l’Italia è un Paese molto più forte e sano di come viene descritto. Altrimenti perché ci sarebbe questa corsa a investire qui? L’Italia, in più, ha due vantaggi competitivi unici: il risparmio delle famiglie e le medie imprese con capacità uniche al mondo. Su questi due vantaggi si deve riflettere e agire subito. Si tratta solo di far convogliare parte del risparmio verso le medie imprese trainanti l’economia del Paese ed avviando così un nuovo ciclo virtuoso di crescita, investimenti, occupazione. Per farlo è indispensabile una Istituzione di prestigio che intermedi raccolta a medio-lungo termine di questo risparmio ( garantendola) e la investa a medio-lungo  nelle imprese meritevoli. Ci sono progetti in proposito, manca solo la volontà politica di affrontarli, questa volontà politica sembra pensare solo al debito pubblico (su pressione europea) da ridurre, e per farlo concepisce soprattutto illusione di riforme e aumenti di  tasse. La politica del nostro Paese ha due azioni strategiche da realizzare (anche se è sempre tardi…): la prima è esterna, di rinegoziazione dei termini del trattato di Maastricht; la seconda è interna, quella che sintetizzerò sotto (ricapitalizzazione delle medie imprese trainanti l’economia italiana con parte del risparmio ). La sua situazione di debito globale (non solo quello pubblico) non è affatto più allarmante di altri paesi europei (inclusa Germania), perché la storia recente, soprattutto del debito Usa, insegna che tutti i debiti (privati, banche, imprese) quando non vengono pagati diventano debito pubblico. Pertanto si smetta di colpevolizzare l’Italia solo perché ha fatto politica di welfare finanziata dallo Stato, altri Paesi hanno fatto fare alto debito alle imprese, banche, famiglie. Il problema è che l’Italia ha avuto un tasso di crescita della popolazione negativo per troppo tempo e l’invecchiamento della sua popolazione, in regime di welfare, troppo spesso “politico”, “corrotto” e “dissipatorio”, appare non essere più sostenibile. Ma attenzione ai correttivi di situazioni di difficoltà quando non si è fatta una vera diagnosi".

Perché, se si sbaglia correttivi che succede? 

“La recente storia dice che peggiorerà tutto con la prognosi sbagliata. Ma concludo con una mia domanda provocatoria: ma siamo certi che siano i consumi da stimolare anziché i risparmi? Io no, e magari lo spiegherò in una successiva intervista, se mi verrà concessa”.

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