Infermieri come dottori: la "sfida" in corsia non passa (solo) dalla laurea

31 marzo 2016 ore 12:17, Andrea De Angelis
Sia chiaro, qui non si vuole intaccare la professionalità di nessuno. Ma l'immagine dell'infermiere utile solo a cambiare i pannoloni o a mettere una normalissima flebo è ormai archiviata da tempo. Almeno negli ospedali, perché ancora c'è chi pensa alla professione da infermiere in questo modo nell'opinione pubblica. 

Giù le mani da questi professionisti. Coloro i quali, insieme ovviamente ai medici, sono chiamati a prendersi cura di chi in quel momento è più fragile. Montesquieu diceva che la grandezza di uno Stato si vede dalle scuole, dalle carceri e dagli ospedali. La grandezza di questi ultimi dipende, ovviamente, anche dagli infermieri. Il corso di laurea triennale voluto agli inizi del secolo è ormai una realtà e sta dando sicuramente i suoi frutti. Eppure le polemiche non mancano. 
Come riporta Repubblica.it, sarebbe dei giorni scorsi la battaglia dell'Ordine dei medici di Bologna, che non accetterebbe infermieri da soli sulle ambulanze. "Non è giusto far soccorre i cittadini da quei professionisti", sarebbe la motivazione che secondo molti, scrive Repubblica, nasconderebbe in realtà la volontà di far assumere camici bianchi oggi senza lavoro. È così iniziato un muro contro muro con la Regione Emilia, convinta invece della qualità di quel tipo di organizzazione.
Una polemica che fa dunque discutere e che potrebbe aprire un vero e proprio dibattito potenzialmente in grado di arrivare sul tavolo del ministro Lorenzin

Infermieri come dottori: la 'sfida' in corsia non passa (solo) dalla laurea
Un altro tema scottante è il nuovo metodo chiamato "see and treat", che prevede nei pronto soccorso la possibilità per alcuni pazienti non gravi di essere appunto visti e trattati solo dall’infermiere. Un classico esempio è una semplice medicazione per una ferita non importante. Come spiega Barbara Mangiacavalli, la presidente del Collegio degli infermieri-Ipasvi "in questo caso non c’è diagnosi e nemmeno prescrizione, che sono prerogative esclusive del medico. E quindi possiamo occuparcene noi, seguendo i protocolli che regioni come Toscana e Lazio hanno fatto sull’argomento". Anche qui si intravede una discussione. 

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