Guantanamo "della vergogna", Obama verso la chiusura: trasferiti dieci detenuti

31 marzo 2016 ore 11:58, Americo Mascarucci
Il Pentagono ha notificato al Congresso statunitense l'intenzione di trasferire una decina di detenuti di Guantanamo in almeno due Paesi. 
Fra i detenuti da trasferire anche uno yemenita in sciopero della fame dal 2007. Lo riporta il "Washington Post". 
Il portavoce del Pentagono, Gary Ross, non ha voluto commentare la notizia, ma ha solo dichiarato: "L’amministrazione è impegnata a ridurre il numero dei detenuti e a chiudere il carcere in modo responsabile".
Sono 91 i prigionieri che si trovano attualmente nella base navale statunitense. La maggior parte di loro non è mai stata accusata formalmente o processata. 

Il campo di prigionia di Guantánamo è una struttura detentiva statunitense di massima sicurezza interna alla base navale di Guantánamo, sull'isola di Cuba. Dall'11 gennaio 2002, il governo degli Stati Uniti, sotto l'amministrazione Bush, ha aperto un campo di prigionia all'interno della base, finalizzato alla detenzione di prigionieri catturati in Afghanistan e ritenuti collegati ad attività terroristiche. Circa le modalità di funzionamento della parte carceraria della base, si sono levate polemiche riguardo alle condizioni di reclusione e all'effettivo status giuridico-fattuale dei reclusi. Da parte di alcuni osservatori si sostiene infatti che i reclusi non sarebbero classificati dal governo USA come prigionieri di guerra, né come imputati di reati ordinari (il che potrebbe garantire loro processi e garanzie ordinarie), ma sarebbero invece ristretti come detainees (detenuti) senza altro dichiarato titolo.
Guantanamo 'della vergogna', Obama verso la chiusura: trasferiti dieci detenuti
Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha diffuso alcune fotografie dei detenuti nella base militare. L'allora Segretario della difesa Donald Rumsfeld ha dichiarato che questi prigionieri sarebbero "combattenti irregolari" cui non si applica "alcuno dei diritti della Convenzione di Ginevra". Essi "non saranno considerati come prigionieri di guerra, perché non lo sono", ha precisato.
Nel dicembre 2008 inizia a essere affrontato il problema della chiusura della prigione, dopo che il neoeletto presidente Barack Obama ha manifestato tale intenzione.
Il 21 gennaio 2009 il presidente statunitense firmò l'ordine di chiusura del carcere (ma non della base militare), che doveva essere smantellato entro l'anno. A sette anni di distanza ciò non è ancora avvenuto anche a seguito del voto contrario del Senato degli Stati Uniti, il quale con 80 voti sfavorevoli e 6 favorevoli ha respinto il piano di chiusura il quale prevedeva un costo di circa 80 milioni di dollari.
Nonostante alcune liberazioni, rimpatri e varie delocalizzazioni presso Stati amici disposti ad accogliere gli ex prigionieri, il regime delle poche centinaia ancora rimaste sull'isola è considerato ancora in contrasto con le obbligazioni internazionali degli Stati. 


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