L'India guarda a Brexit: le multinazionali già fuggono dalla Gran Bretagna

31 marzo 2016 ore 13:48, intelligo
di Michele Buontempo

In vista del referendum su l'uscita della Gran Bretagna dall'UE, anche detta Brexit (Britain exit), a bussare alla porta di Bruxelles arriva il primo ministro Indiano Narendra Modi. L'India è in un periodo storico in cui la sua economia attraversa la crescita economica più veloce e attualmente è un vettore fondamentale dell'economia mondiale. Oggi centinaia di imprese indiane hanno già investimenti molto significativi in tutta l'Unione e certamente esse hanno anche un importante ruolo politico sul futuro stesso dell'Unione Europea. Dal punto di vista degli interessi delle imprese multinazionali indiane in Gran Bretagna il Brexit può avere ripercussioni importanti su l'economia inglese quindi sulle famiglie e i lavoratori inglesi.

L'India guarda a Brexit: le multinazionali già fuggono dalla Gran Bretagna
L'incontro di Mr Modi a Bruxelles di sicuro prevederà tra gli argomenti in agenda il referendum del 23 giugno. In questa discussione non esiste un'unica visione o una risposta certa alle sue possibili conseguenze. Secondo il fondatore e manager di Subir Dhingra's Orient Craft, uno dei colossi Indiani che rifornisce i più famosi brand nel mondo, il Brexit sarebbe un "suicidio" per la Gran Bretagna in termini di contrazione dell'economia inglese e quindi dei suoi profitti se essa lasciasse l'Unione Europea.
Ancora prima che atterrasse l'aereo dei leader indiani, la Tata Group ha concluso la vendita del suo business in acciaio nel Regno Unito causando la perdita di migliaia di posti di lavoro inclusi gli impianti di Port Talpot in Galles città natale di Michael Sheen. Proprio l'attore britannico fa appello alla multinazionale indiana ed il governo britannico per salvare le acciaierie di Port Talbot, la più grande industria di acciaio in Galles che rappresenta l'identità industriale Britannica. Michael Sheen intervistato dal quotidiano The Guardian porta all'attenzione pubblica le famiglie, la comunità e sopratutto i lavoratori di Talbot considerati di qualità mondiale nel settore dell'acciaio. Egli denuncia l'austerità del governo negli ultimi anni e chiede lo stesso aiuto del 2008 dato alle banche per salvare l'industria dell'acciaio adesso nel suo momento del bisogno. Sopratutto evidenzia Sheen come il momento di transizione difficile dell'Unione Europea e della Gran Bretagna non debba essere una scusa per non salvare la loro principale industria nazionale.

Il colosso indiano Tata per intenderci è il più grande datore di lavoro industriale e manifatturiero della Gran Bretagna possedendo inoltre brand tipicamente inglesi come Jaguar e Teley Tea. Un possibile Brexit d'altro canto è visto da altri imprenditori indiani come un'opportunità in nuove rinegoziazioni commerciali tra l'Inghilterra e l'India. Venu Nair, il manager dei 54 negozi in 24 città indiane per Mark and Spencer dice di essere favorevole a qualunque accordo possa favorire prezzi più bassi e competitivi commerciando in Inghilterra. Gurcharan Das, autore e direttore della politica aziendale per la multinazionale Procter and Gamble, ritiene che il motivo per gli ingenti investimenti di imprese indiane come Tata group in Gran Bretagna sia dovuto all'accesso facilitato al mercato unico europeo e sostiene il pericolo provenga proprio dalla messa in discussione di quest ultimo poiché potrebbe causare il ritiro di ingenti capitali come già successo proprio in Galles. Il Primo Ministro Modi non si è espresso chiaramente sul referendum ma ha detto di considerare la Gran Bretagna il punto di entrata strategico al mercato unico Europeo. Secondo Mr Das l'India offre un esempio da imitare avendo unito 500 diversi stati in un'unione federale nel 1947 che ancora oggi continua a svilupparsi grazie al suo mercato unico. Quindi consiglierebbe a Modi in questi giorni di suggerire ai leader Europei di ripartire i poteri ai paesi, come fece il governo federale indiano, mantenendo la Gran Bretagna al suo interno.
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