Fed: così la Yellen gioca la partita dei tassi

31 marzo 2016 ore 16:05, Luca Lippi
Negli Usa non c’è da scherzare troppo, invero loro sono i più abili manipolatori di dati macroeconomici al mondo, e spesso usano questa strategia per far scoprire le altre economie concorrenti, tuttavia, essendo di dritto o di rovescio disposta a fare affari con ogni angolo del mondo, le manipolazioni non sono mai devastanti, ma bisogna valutare la vastità e la potenza economica e finanziaria dell’unione a stelle e strisce e quindi anche una “bugia bianca” (come la chiamano i bambini) può essere destabilizzante. E’ una continua partita a poker dove lo zio Sam è il solito baro burlone, se il trucco riesce rimane serio e concentato se il trucco si scopre dice che stava solo scherzando.

Fed: così la Yellen gioca la partita dei tassi

E allora la Yellen si è accorta di un rallentamento della crescita americana e temendo una recessione ha annunciato cautela nel ritorno a tassi d'interesse normali. Ovviamente questo crea “fastidio” ai risparmiatori e soprattutto agli investitori. La scelta però, è fra tassi bassi o crescita debole. Di certo una volta portati a zero i tassi (la situazione attuale dell’Europa) gli spazi di manovra se non si riaccende il motore sono pressoché nulli. 
Allo stato attuale, la produttività americana è (dagli anni novanta ridotta a circa la metà), messa così, è anche più chiaro il motivo per cui Donald Trump stia costruendo la sua temeraria avventura politica sull'insoddisfazione dei lavoratori della “rust-belt” e, dall'altro lato, perché la California progetti l'aumento del salario minimo orario a 15 dollari, mentre entrambi i partiti frenano sugli accordi commerciali globali che fino a ieri promuovevano.
La recessione ha lasciato segni indelebili, si investe meno e il deterioramento nella qualità della forza lavoro causa salari sempre più bassi è evidente. Il mitico meccanismo a stelle e strisce di distruzione creativa attraverso il quale le imprese più innovative sostituiscono quelle più tradizionali si è incagliato. Come ormai ovunque, le imprese traggono profitto dal taglio dei costi, soprattutto quelli sul lavoro, o sopravvivono con sussidi pubblici o mettendo in funzione meccanismi poco legali.
La Fed dovrebbe alzare i tassi per sostenere la crescita e fare alzare i redditi, ma se non vuole punire la parte più dinamica dell'economia americana, quella esportatrice, deve evitare che il dollaro si apprezzi e quindi deve mantenere tassi d'interesse relativamente bassi. 
Mentre in Europa la paura di investire e di consumare dipende direttamente dallo shock da sfiducia causato dalla crisi (tutta europea), negli Stati Uniti c'è un senso ancora più politico dell'incertezza sul futuro della società, le elezioni americane e altre consultazioni elettorali o referendarie rappresentano fonti di rischio per le economie globali. Ma la risposta politica, maggiori investimenti globali e contenimento delle diseguaglianze, non fa parte degli obiettivi, né delle possibilità, della Fed.
E allora i mercati sono cauti, e quelli meno sostenuti ripiegano perché, tutto sommato l’economia Usa è sempre qualcosa di più grande rispetto alle altre aree geografiche.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]