E' possibile conoscere Dio e credere in Lui? Parla l'esorcista Giacobbe Elia

31 marzo 2016 ore 17:29, intelligo
di Padre Giacobbe Elia (esorcista incaricato per la Diocesi di Roma dal 1987)

L’esistenza pone agli uomini una domanda fondamentale: è possibile conoscere Dio e credere in Lui? È possibile adorare l’Eterno che i nostri sensi non possono sperimentare e dominare (vedere, toccare…)? È possibile distinguere il Dio vero dagli idoli che, sotto mille volti, si spacciano per Lui, visto che la storia conosce molti fondatori di religioni che si sono presentati come profeti del Signore e hanno seminato menzogna e morte? Come possiamo riconoscere l’autenticità di un messaggio divino?
Sappiamo che Dio è in quanto opera e, sulla scorta di Pascal, può essere per noi illuminante muovere i primi passi osservando che Dio, sebbene con discrezione, non smette di lasciare nel creato impronte della sua presenza, segni e suggestioni di Lui. 

E' possibile conoscere Dio e credere in Lui? Parla l'esorcista Giacobbe Elia
San Paolo insegna che, mentre il Padre “fin dai secoli remoti e per tante generazioni” ha tenuto nascosto il mistero di Cristo, poiché supera talmente l’intelligenza dell’uomo che nessuno, senza la sua Rivelazione, avrebbe potuto conoscerlo, nonostante qualsiasi sforzo (Cfr. Cat. di Trento, 1), “dalla creazione del mondo in poi” ha voluto che le sue le perfezioni invisibili, come la sua eterna potenza e divinità, potessero essere da tutti contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute; così che sono inescusabili “gli uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia e, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti” ottenebrando la loro mente ottusa e diventando stolti mentre si dichiaravano sapienti, fino a confondere “la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili” (Cfr. Rm 1,20-23). Osservando la creazione – insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica -, l’uomo può “con la sola ragione, conoscere con certezza Dio come origine e fine dell’universo e come sommo bene, verità e bellezza infinita” (Compendio del CCC, n.2). «La santa Chiesa, nostra Madre sostiene e insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale della ragione umana partendo dalle cose create» (Concilio Vaticano I).
Diversa – ha precisato Pio XII nell’Humani generis (22 agosto 1950) - è la ricerca delle «verità che concernono Dio e riguardano i rapporti che intercorrono tra gli uomini e Dio». Esse «trascendono assolutamente l’ordine delle cose sensibili, [cosicché ricercandole] lo spirito umano… sotto l’influsso dei sensi e dell’immaginazione ed anche a causa delle tendenze malsane nate dal peccato originale, viene a trovarsi in difficoltà … [al punto] che gli uomini facilmente si persuadono, in tali argomenti, che è falso o quanto meno dubbio ciò che essi non vorrebbero che fosse vero». 
Pertanto l’uomo ha bisogno di essere illuminato dalla rivelazione di Dio, non solo su quanto supera la sua comprensione, ma anche sulle «verità religiose e morali che, di per sé, non sono inaccessibili alla ragione», per poterle conoscere «senza difficoltà, con ferma certezza e senza mescolanza d’errore» e così partecipare in Cristo alla vita beata della Trinità.  

Ma su questo torneremo in seguito. Quello che ora ci preme ribadire è che l’uomo contemplando la creazione può conoscere Dio.
«Negheremo noi lo scrittore / se abbiamo davanti il suo scritto? / L’intera Creazione è un libro / che dice all’ateo: Analfabeta!», ha vergato icasticamente Domenico Giuliotti (1887-1956) nel capitolo “Proverbi” del suo Polvere dall’esilio (pubblicato nel 1929 a Firenze dall’editore Vallecchi).
Nihil novum sub sole! (Qo 1,9). Gli antichi, avevano così compreso questa verità da dirla con un motto diventato celebre: “per visibilia ad invisibilia”, siamo attratti alle realtà invisibili per mezzo di quelle visibili.

autore / intelligo
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