Race - Il colore della vittoria, la storia di Owens: il campione odiato da Hitler

31 marzo 2016 ore 21:30, Andrea Barcariol
A distanza di 80 anni dalle Olimpiadi che lo resero una leggenda, Hollywood si è ricordato dai Jesse Owens, uno dei miti assoluti dello sport. Sì perché la sua è una di quelle storie che meritano di essere raccontate. Alle Olimpiadi di Berlino del '36, sotto gli occhi di Hitler, vinse 4 medaglie d'oro facendo infuriare il Fuhrer che abbandonò la tribuna pur di non premiare un atleta di colore che aveva sbaragliato i rivali bianchi. Race - il colore della vittoria racconta la storia di Owens dai tempi dell'Ohio University quando fu il bersaglio di atleti bianchi che mal lo sopportano. La sua velocità, però, venne notata dal coach di atletica Larry Snyder che lo trasformò in un fenomeno capace di battere quattro record del mondo, in meno di un'ora, pur infortunato, nei giochi Olimpici del 1936, quelli voluti per mostrare al mondo la superiorità razziale della Germania e disputatisi dopo un dibattito acceso che aveva spaccato in due il Comitato Olimpico americano, diviso tra la partecipazione (più che altro, per motivi economici del costruttore e portavoce Avery Brundage) e il boicottaggio (a tutela anche degli atleti ebrei).

Race - Il colore della vittoria, la storia di Owens: il campione odiato da Hitler
Stephan James è un Owens credibilissimo, capace di tirar fuori un ritratto umano che piacerà a tutti, mentre Stephen Hopkins alla regia si è attenuto fedelmente alla storia senza brillare per originalità. Visto il materiale, insomma, si poteva fare di più. La parte più interessante è forse il post Olimpiadi quando per ormai un campione, Owens non riuscì a sconfiggere il razzismo che in America ancora imperversava. Nel film si scopre ad esempio che neanche il presidente Roosevelt gli mandò un telegramma per congratularsi delle 4 medaglie d'oro. Una storia che ricorda quella di un altro grande campione americano: Cassius Clay, che dopo la vittoria nelle Olimpiadi nel 60 a Roma buttò la medaglia nel fiume in segno di protesta.
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