Decadenza, Piazzoni (Sel): «I grillini da soli non ce l’avrebbero fatta. Aperti al Pd ma Renzi sul lavoro non convince…»

31 ottobre 2013 ore 13:19, Francesca Siciliano
Decadenza, Piazzoni (Sel): «I grillini da soli non ce l’avrebbero fatta. Aperti al Pd ma Renzi sul lavoro non convince…»
Il giorno dopo la Giunta e il voto palese sulla decadenza di Berlusconi, IntelligoNews intervista Ileana Piazzoni, parlamentare di Sel. Che non crede alla “vittoria esclusiva del MoVimento 5 Stelle”, ma a un risultato condiviso da molti. Compreso il Pd, quello stesso Pd che, nonostante in Parlamento abbia «una collocazione estranea e innaturale rispetto alla sua storia», ieri abbia «capito l'importanza». La Piazzoni, poi, tratteggia il suo progetto di «vero centrosinistra». Con Renzi? «Non saprei, è chiaro che Sel guarda al Pd come qualsiasi partito possa guardare al suo alleato. Però...». Onorevole Piazzoni, il voto palese sulla decadenza di Berlusconi è una vittoria esclusiva del MoVimento 5 Stelle? «Non credo sia esclusiva. Perché è vero che loro hanno lanciato il sasso, ma è pur vero che da soli non sarebbero riuscita a portarla nemmeno in Commissione. Mi sembra positivo, tuttavia, che il Pd ne abbia capito l'importanza». Dopo aver accusato Berlusconi di fare leggi ad personam, con la scelta del voto palese questa non le sembra una legge contra personam? «In linea di massima le leggi ad personam non vanno mai bene, ma questa storia ha condizionato talmente tanto la politica (e dopo tutto quello che è successo in questi anni) che io la vedo come una cosa utile e positiva. Certo, resta comunque l'amaro in bocca: in questo Paese si debbano sempre fare cose strane come il cambiamento di una norma all'ultimo momento». Il dado è tratto: ora cosa accadrà? «Anzitutto è inevitabile che, con il voto palese, la decadenza verrà votata. Poi bisogna capire, guardando al Pdl, quale linea prevarrà: quella di Quagliariello (che sostiene il voto su Berlusconi non condizionerà il governo) o quella dello stesso Berlusconi che punta a far saltare il tavolo? Come al solito credo ci troveremo dinanzi all'ennesima crisi di governo». Per voi sarebbe un'ulteriore risultato... «Ho un giudizio “da opposizione” nei confronti del governo ed effettivamente spero si metta fine a questa situazione quanto prima. Ma sono onesta intellettualmente: non si può portare il Paese sull'orlo di una crisi di governo un giorno sì e uno no, questo è un gioco al massacro». Ha ragione Renzi quando dice che Berlusconi non ha i numeri per mandare a casa il governo? «Non l'ha mica detto solo Renzi, l'hanno detto anche Quagliariello e Cicchitto. Però (ride) ho capito che vuol farmi parlare di Renzi...». E allora parliamo di Renzi, che stamani è tornato a parlare delle norme sul lavoro (ormai a suo dire superate) e dello Statuto del '70 che andrebbe rivisto. Siete d'accordo o lo Statuto dei lavoratori resta un punto intangibile? «Che questo Paese abbia bisogno di riforme in generale è scontato. Tuttavia ogni volta che se ne parla, negli ultimi vent'anni, ci si ritrova davanti a delle controriforme: non c'è stata mai una vera e propria manovra volta a redistribuire nulla. Guardi alle pensioni: sono anni che tentano di rivedere tutto, hanno sempre tolto ai padri e mai redistribuito ai figli. Nel caso specifico di Renzi mi sembra che lui prosegua per la sua strada a colpi di slogan e proclami, ma nel concreto non fa capire i contenuti né i programmi. E io sono davvero preoccupata da questa sua affermazione sul lavoro che prima di poter commentare (ed eventualmente giudicare) mi piacerebbe capire meglio, andare più a fondo». Sembrate abbastanza critici nei confronti di Renzi anche se su bipolarismo e larghe intese la pensate allo stesso modo. «All'interno del partito (Sel, ndr) ci sono punti di vista diversi, non credo siano tutti critici o tutti supporter di Renzi, proprio perché le sensibilità sono diverse. È chiaro tuttavia che noi lo “guardiamo” come chiunque guarderebbe a quel che accade nel partito con il quale siamo alleati in quasi tutte le amministrazioni locali e comunali d'Italia». Tranne in Parlamento. «Sì, ma è in Parlamento che il Pd ha una collocazione estranea e innaturale rispetto alla sua storia, non viceversa. Questo ovviamente è un tema che si dovrebbero porre loro, non certo noi. Sel continua a credere che in Italia vi debba essere un bipolarismo chiaro, in cui chi va a votare possa scegliere davvero chi vuole al governo: è per questo che continuiamo sulla strada della costruzione di un vero centrosinistra. Renzi finora ha sempre detto questo, si dichiara contrario alle larghe intese e che punti alla ricostruzione di qualcosa. In realtà sono un po' scettica perché dire così forse gli conviene per tutta una serie di motivi, ma per il momento mi attengo a quel che dice e aspetto di capire meglio i suoi obiettivi. Non ho preclusioni a prescindere e sono talmente tanto sicura delle mie idee che non ho paura di confrontarmi con Renzi di cui pure non condivido, per quel poco che ha spiegato, le proposte sulla politica economica. Tuttavia non credo che noi dovremmo entrare nel dibattito “Renzi sì - Renzi no”, perché se diventasse segretario del Pd dovremmo comunque dialogare con lui. Resta il fatto che – e questo mi sembra particolarmente evidente) Renzi risponde alle aspettative del “popolo” di centrosinistra, suscita entusiasmo. Entusiasmo, però, che si rinforza soprattutto sull'onda della sua capacità comunicativa». Possiamo dire, dunque, che Renzi su questo è come Berlusconi? «Credo che Berlusconi infatti ne abbia paura, perché effettivamente Renzi saprebbe combatterlo sul suo stesso terreno. Il problema è proprio questo: il nostro sistema politico si basa soprattutto sulle capacità comunicative dei leader e sulla loro immagine; questo non fa bene al Paese, è questo il disastro culturale dell'Italia». Tra Cuperlo, Civati, Pittella e Renzi chi preferireste alla guida del Pd, anche nell'ottica della ricostruzione di un “vero centrosinistra”? «Preferirei non rispondere direttamente a questa domanda proprio perché non abbiamo scelto di stare nel Pd perché altrimenti avremmo presentato un candidato nostro che non sarebbe nessuno di questi quattro. Comunque posso dirle che condivido alcune analisi di Civati, di Cuperlo e anche di Renzi. Come condivido l'analisi di Reichlin che è praticamente perfetta soprattutto sotto il profilo macro-economico per ristabilire il Paese. Peccato solo per le conclusioni: secondo lui per farlo è necessario tenere in piedi le larghe intese. Così il Pd si suicida e porta con sé la possibilità di cambiare il Paese».
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