Europa e Canada firmano il 'Ceta': i punti chiari e oscuri del Trattato

31 ottobre 2016 ore 13:28, Lucia Bigozzi
Caduto il muro della Vallonia, Canada ed Europa sono più vicini. La piccola regione del Belgio che si opponeva alla firma del 'Ceta'  e di fatto è riuscita a bloccare per alcune settimane la ratifica dell'intesa, ha fatto dietrofront. Un passo indietro che ha consentito ai due continenti di fare un passo avanti, dopo sette anni di negoziati. Si tratta di un accordo commerciale incentrato sul libero scambio e contiene una serie di 'regole' commerciali per la circolazione delle merci. Tra le 'regole' d'ingaggio quella forse più significativa ai fini del business è che con il Trattato vengono a decadere la quasi totalità dei dazi doganali sui prodotti industriali ma anche su quelli agricoli e alimentari, il tutto in maniera graduale e nello spazio temporale di 7 anni dall'entrata in vigore del 'Ceta'. Tra i prodotti alimentari compresi nell'accordo di libero scambio, c'è il vino e questo rappresenta un punto a vantaggio per il settore vitivinicolo italiano perchè le aziende non avranno più il 'peso' dei dazi doganali per esportare il loro vino nell'America del Nord. Dunque, un risparmio per l'Europa stimato in oltre 500 milioni di euro all'anno. Dal canto loro, i canadesi avranno le 'porte aperte, a un mercato che conta 500 milioni di persone.

Europa e Canada firmano il 'Ceta': i punti chiari e oscuri del Trattato
Novità anche per le imprese europee che operano nel settore degli appalti pubblici in Canada perchè gli europei potranno aumentare le loro quote di accesso per quanto riguarda le telecomunicazioni, l'energia, i trasporti.
Fin qui i vantaggi per Europa e Canada, ma secondo i contestatori dell'accordo, in primis i movimenti no global, l'accordo tra Canada ed Europa potrebbe rappresentare il 'grimaldello' per il 'famigerato' e contestatissimo Ttip, il trattato di libero scambio che risidegna i rapporti commericiali tra Usa e Europa. La firma del Ceta è arrivata in occasione del summit Ue-Canada: protagonisti il premier canadese, Justin Trudeau, e i presidenti di Commissione e Consiglio Ue, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, con Robert Fico, primo ministro della Slovacchia che è il Paese che in questo momento ha la presidenza di turno del Consiglio. Ora manca la ratifica del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali. Ma c'è chi sostiene che proprio in questi ulteriori passaggi di approvazione potrebbero nascondersi nuove 'sorprese'. Tanto che il presidente Tusk si è detto “cautamente ottimista”,  mentre Juncker ha 'tirato le orecchie' al Belgio invitandolo a “a riflettere sul suo modello di funzionamento”.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]