Vendetta al cimitero: madre e figlia trucidate. Caccia al killer dell'esecuzione

31 ottobre 2016 ore 14:40, Lucia Bigozzi
Uccise per vendetta. Uccise al cimitero. Accade a San Lorenzo del Vallo, in Calabria e la storia ha davvero dell'incredibile. Le vittime sono Iole Attanasio, 77 anni e la figlia Essa Costabile di 52. Il killer che ha tolto loro la vita conosceva bene gli spostamenti delle due donne e la scelta di agire in un contesto come quello di un cimitero non è stata casuale. Una vicenda macabra per efferatezza del crimine ma anche per 'messaggio' in codice in una Calabria ancora stretta nella morsa (e nel sangue) della criminalità organizzata. I precedenti, purtroppo ci sono: cinque anni fa, nel 2011, nello stesso paese in provincia di Cosenza, furono uccise altre due donne e sempre madre e figlia. Allora a rimetterci la vita per vendetta, furono Rosellina Indrieri, 45 anni, e sua figlia Barbara di 26 anni, massacrate da un commando per vendicare la morte del figlio del boss locale a sua volta ucciso dal figlio e fratello delle due donne uccise domenica scorsa. 

Vendetta al cimitero: madre e figlia trucidate. Caccia al killer dell'esecuzione
Essa Costabile e Iole Attanasio sono la sorella e la madre di un giovane di 33 anni che nell'aprile scorso confessò l'omicidio di un 31enne suo amico durante una lite scoppiata a causa di un prestito non restituito
. Il killer, secondo la ricostruzione degli inquirenti, ha atteso le due donne al cimitero e una volta raggiunta la tomba di famiglia dove si sono fermate in raccoglimento ha aperto il fuoco. Madre e figlia sono morte sul colpo. L'omicida è fuggito e non è escluso che abbia potuto contare sull'azione di un complice che gli ha coperto le spalle. In quel momento, all'interno del cimitero c'erano moltissime persone, vista la ricorrenza imminente dei defunti, intente a pulire le tombe dei propri cari e a collocare fiori nei vasi. Eppure, sempre secondo quanto riferito dalle forze dell'ordine, nessuno ha visto nulla. Non a caso, il procuratore della Repubblica di Castrovillari, Eugenio Facciolla, ha rivolto un appello a chi può aver notato o sentito qualcosa. Ecco il messaggio del magistrato: “Chi ha visto collabori, anche in forma anonima chiamando le forze dell’ordine”. Impressionante il muro di omertà che sembra caduto attorno alla vicenda che ha per vittime due donne “colpevoli” per un rapporto di parentela. 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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