Cocoricò, Romano (Siulp): "Chiusura giusta, ora educare. Daspo? Inapplicabile"

04 agosto 2015, Adriano Scianca
Cocoricò, Romano (Siulp): 'Chiusura giusta, ora educare. Daspo? Inapplicabile'
"La chiusura del Cocoricò? Giusta, ma ora educhiamo alla legalità". Lo dice Felice Romano, segretario generale del Siulp, Sindacato italiano unitario lavoratori polizia, che a IntelligoNews spiega: "Il daspo in discoteca? È solo un modo per aggirare i problemi".

Romano, i gestori del Cocoricò hanno protestato contro la chiusura del locale e hanno proposto soluzioni alternative come il daspo per gli spacciatori. Lei cosa ne pensa? 

«Il daspo ha profili di costituzionalità molto complicati che ne rendono difficoltosa l'applicazione anche alle manifestazioni non calcistiche, quindi mi sembra molto difficile. È solo un modo per aggirare problemi molto seri». 

È giusta la chiusura dei locali, allora? 

«Partiamo dal presupposto che la morte di un minore dovrebbe far rabbrividire tutti. Io ho il massimo rispetto per chi lavora, ma non si può dire che la chiusura del Cocoricò per 4 mesi mette in difficoltà le 200 persone che ci lavorano. Nelle grandi città ci sono interi quartieri che vivono dello spaccio di droga. Non dobbiamo intervenire nemmeno lì? Al Cocoricò sono accadute una serie di situazioni molto al di là della legalità. Va dato atto ai gestori di aver collaborato, ma ciò non ha portato ai risultati sperati». 

Ha fatto bene il questore, quindi? 

«Il questore ha applicato la legge e credo che abbia dato un segnale molto importante». 

Questo come intervento repressivo. Nel medio termine cosa si può fare, invece, per cambiare la situazione? 

«Forse dovremmo guardare ad alcune soluzioni del passato, per esempio separare i locali per adulti da quelli per minorenni potrebbe essere una buona idea. Ci sarebbe più controllo, innanzitutto da parte dei minorenni stessi. In un ambiente più omogeneo è facile scoprire dove si possono annidare problemi. Bisogna anche rivedere i modelli organizzativi delle macchine del divertimento». 

In che modo? 

«Per esempio io mi ricordo che quando ero giovane e andavamo a ballare, all'una si tornava a casa. Adesso all'una si inizia la serata e si finisce alle sei. Ma non è mica obbligatorio fare così, si può anche ballare dalle 22 alle due. E poi serve una maggiore educazione alla legalità». 

Che però, rispetto alla ricerca della trasgressione tipica dell'età giovanile, sembra sempre un po' arrancare... 

«È vero che per il giovane è naturale ricercare la trasgressione. Bisogna però far capire che le scorciatoie non portano da nessuna parte. Il divertimento va ricercato nella normalità, la trasgressione deve essere l'eccezione».
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