Immunità parlamentare: dopo il caso Azzollini ora si può fare

04 agosto 2015, Americo Mascarucci
[Image:Left]. La modifica dell'istituto dell'immunità parlamentare «è una riflessione seria che si può fare, la discussione ormai è più di carattere politico e si guarda poco al merito». A parlare è il ministro della Giustizia Andrea Orlando di fronte agli echi non ancora spenti del “caso Azzollini”. 

L’esponente del Nuovo centrodestra si è visto negare dall’aula di Palazzo Madama l’autorizzazione all’arresto dopo che la Giunta per le Autorizzazioni aveva dato invece parere favorevole. L’accusa mossa al Partito Democratico è stata quella di aver salvato Azzollini per scongiurare una rottura con il partito di Alfano e i rischi di una possibile crisi di governo. 

Per il Pd il voto si è rivelato però devastante, con metà partito indignato con l’altra metà che ha voluto 'salvare' il senatore alfaniano, Persino il vicesegretario nazionale Deborah Serracchiani ha dichiarato che il Pd avrebbe il dovere di chiedere scusa agli elettori. Orlando si è inserito nel dibattito in corso affermando che le decisioni del Parlamento sulla concessione o meno degli arresti di singoli parlamentari non tengono mai conto del merito della questione, ossia l’esistenza o meno del fumus persecutionis, ma assumono valenza politica. 

Ragione per cui, a detta del Ministro della Giustizia, sarebbe opportuno che la decisione venga affidata ad un organo terzo, magari la Corte Costituzionale che andrebbe così ad esaminare, solo ed esclusivamente, il merito dell’inchiesta e non le possibili ricadute di carattere politico derivanti da una decisione rispetto ad un’altra. Di fronte ad una scelta imbarazzante che ha fatto implodere il Pd dunque si cerca di correre ai ripari? 

 L’istituto dell’immunità parlamentare fu riformato nel 1993 di fronte allo scandalo “Mani Pulite” quando tutte le forze politiche preferirono rinunciare ad una sorta di “tutela” da possibili incursioni dell’attività giudiziaria pur di placare l’indignazione dell’opinione pubblica affascinata dal “tintinnar delle manette”. Per anni il centrodestra berlusconiano ha invocato il ripristino dell’istituto dell’immunità nella speranza di tirare fuori Silvio Berlusconi dai guai giudiziari, culminati poi con la condanna per frode fiscale passata in giudicato che lo ha condotto fuori dal Parlamento. Il centrosinistra si è sempre opposto ad ogni possibile rivisitazione della legge che negli anni ha portato il più delle volte a soddisfare le richieste delle procure. 

Oggi Orlando vorrebbe privare il Parlamento della potestà di decidere il futuro dei singoli parlamentari affidando ad altri organi questa funzione, spiegando che forse, le decisioni, sono più di carattere politico che tecnico. Si preferisce insomma sbattere in galera il deputato o il senatore indipendentemente dal merito delle accuse e dall’esistenza o meno di un pregiudizio da parte degli inquirenti. Il caso Azzollini ha contribuito a squarciare il velo dell’ipocrisia e a far emergere l’interesse politico, in questo caso la necessità di non compromettere la tenuta della maggioranza andando allo scontro con l’Ncd, rispetto alla reale portata delle accuse mosse nei confronti del senatore alfaniano. 

Il tutto dopo che la Giunta per le Autorizzazioni aveva escluso atteggiamenti prevenuti o persecutori da parte della Procura inquirente. Insomma la proposta di Orlando sembra tanto una mossa alla Ponzio Pilato, più ispirata da ragioni prettamente politiche che da principi garantisti. Anche perché, come mai solo oggi di fronte al caso Azzolini ci si preoccupa di scongiurare “voti politici” a danno dei titolari delle richieste d’arresto? Un esempio di garantismo ad intermittenza? E tutti quelli che fino ad oggi le richieste le hanno viste tutte accolte e sono passati direttamente da Montecitorio a Rebibbia? 
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