L’olio di pesce come un cerotto per il cuore: 6 mesi e l’infarto è riparato

04 agosto 2016 ore 12:00, intelligo
di Valeria Marcattili

Trovata la ricetta per prevenire l’infarto: elevate dosi di acidi grassi omega-3, assunte quotidianamente per sei mesi aiuterebbero infatti a ridurre le cicatrici a livello del muscolo cardiaco e a ripristinare la capacità di pompare sangue. Questa la conclusione degli studi pubblicati sulla rivista scientifica Circulation. “L’effetto benefico degli omega-3 sul cuore è stato studiato per decenni. Sulla base dei risultati di questo studio sembra logico che i pazienti che assumono integratori a base di omega-3 avranno un rischio inferiore di insufficienza cardiaca rispetto a quelli del gruppo di controllo”, ha dichiarato Raymond Kwong, direttore della Risonanza Magnetica Cardiaca al Brigham and Women’s Hospital di Boston.  

Ma gli scienziati rimangono cauti. In due diversi casi i risultati sono stati contraddittori. In uno studio, infatti, la somministrazione di omega-3 avrebbe ridotto il rischio di morte subito dopo un infarto, mentre un altro non avrebbe trovato effetti benefici con la terapia. I ricercatori americani hanno sviluppato i loro studi su 360 persone sopravvissute ad un infarto del miocardio dividendole in due gruppi: al primo è stato somministrato un integratore a base di omega-3, mentre all’altro è stato dato un placebo. L’attività terapeutica è stata avviata in entrambi i casi a partire da un mese dal ricovero e per un periodo di sei mesi. I pazienti trattati con l’integratore prendevano quattro dosi da un grammo al giorno. Al termine dello studio, rispetto al gruppo placebo, i pazienti che avevano assunto omega-3 presentavano meno fibrosi a livello del muscolo cardiaco nella regione dove era avvenuto l’infarto. Inoltre, c’erano evidenze che il sangue pompava in modo più efficiente. 
L’olio di pesce come un cerotto per il cuore: 6 mesi e l’infarto è riparato
Le persone che riuscivano ad assorbire meglio l’olio di pesce, e che avevano maggiori livelli di omega-3 nel sangue, mostravano una riduzione del 13% del residuo di sangue nel ventricolo sinistro rispetto a una riduzione media del 6% del gruppo trattato con omega-3. Nonostante l’elevato rischio di sanguinamento che provocherebbero gli omega-3 ad alte dosi, nei pazienti che stanno già assumendo farmaci anticoagulanti non sono stati riscontrati effetti collaterali. “Sappiamo che il grado del danno cardiaco e la disfunzione del cuore sono fattori importanti, tuttavia questo studio suggerisce che anche l’infiammazione potrebbe giocare un ruolo nell’infarto”, ha dichiarato Andrew Taylor del Dipartimento di Medicina Cardiovascolare all’Alfred Hospital di Melbourne, in Australia, che non ha preso parte allo studio.
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