'Ndrangheta: sì ad arresto di Caridi dalla Giunta del Senato, ma troppo ostruzionismo

04 agosto 2016 ore 9:55, Luca Lippi
La Giunta per le immunità del Senato ha dato il via libera alla richiesta di arresto nei confronti del senatore Antonio Stefano Caridi.
Avrebbe dovuto concludere i propri lavori lunedì sera, con gli interventi dei commissari e la votazione sulla relazione favorevole all'autorizzazione a procedere illustrata dal presidente Dario Stefano in mattinata, ma su proposta dei senatori Giacomo Caliendo (FI), Mario Ferrara (Gal), Carlo Giovanardi (Idea), Andrea Augello (Cor), si è deciso per un rinvio. 
Riconvocati alle 13 di ieri, i commissari hanno però dopo poco interrotto i lavori. A inizio seduta, Caridi ha infatti sottoposto alla Giunta una nuova memoria difensiva, definita “decisiva” dai suoi legali, e usata dai senatori del centrodestra per chiedere ancora tempo. Una strategia, hanno denunciato a gran voce i senatori pentastellati, mirata solo a dilatare i tempi, in modo da impedire il passaggio del provvedimento all'esame del Senato. Parole che non hanno fatto breccia se è vero che la Giunta ha disposto una sospensione dei lavori di circa due ore per esaminare la nuova documentazione, con il solo voto contrario dei senatori dem Doris Lo Moro e Felice Casson, come dei colleghi pentastellati.
La richiesta di arresto era stata avanzata dai magistrati di Reggio Calabria, e i voti a favore per la risoluzione sono arrivati dai senatori del M5S, del Pd, della Lega. Hanno votato contro i commissari di Forza Italia, Idea e Gal. Non ha partecipato ai lavori D'Ascola di Ncd. 

'Ndrangheta: sì ad arresto di Caridi dalla Giunta del Senato, ma  troppo ostruzionismo

Sebbene non spetti ai commissari valutare il merito delle accuse, ma solo la presenza o meno di fumus persecutionis nei confronti del parlamentare, è stato ritenuto necessario esaminare i documenti che a detta dei legali del senatore, evidenzierebbero “la contraddizione palese tra due diverse testimonianze, essenziali per la richiesta di arresto”. Elementi che tuttavia non sembrano aver convinto la maggioranza dei senatori.
Il caso coinvolgerebbe il senatore per la Distrettuale di Reggio Calabria. Il senatore Caridi sarebbe finito al centro dell'inchiesta  Mammasantissima, e sarebbe secondo l'accusa uno degli strumenti "riservati" usato per piegare le istituzioni ai voleri dei clan. Secondo il Pm, il senatore avrebbe costruito la sua carriera grazie all’ausilio della direzione strategica della 'ndrangheta, livello ancora in parte inesplorato in cui élite delle 'ndrine e massoneria si fondono, per dare vita a uno straordinario grumo di potere. 
Tale potere non si limiterebbe alla sola Calabria. Sarebbe un organismo piuttosto esteso (non del tutto conosciuto ancora secondo gli inquirenti) che rappresenta tutte le mafie. I pentiti la chiamano "commissione nazionale", "Cosa unita" o "Cosa nuova". E secondo quanto messo a verbale nell'ultimo anno da diversi collaboratori di giustizia calabresi, siciliani, pugliesi e milanesi da decenni coordina le strategie criminali delle mafie in tutta Italia e non solo, grazie a "riservati" (a detta dei pentiti e come messo a verbale dagli inquirenti) come il senatore Caridi.

autore / Luca Lippi
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