Nozze gay a Bologna, De Carli (Pdf): "Noi l'unica opposizione a 'presidiare' l'evento"

04 agosto 2016 ore 13:12, intelligo
Il sindaco, Virginio Merola, in Comune ha unito civilmente la prima coppia gay: Eleonora Murtinu e Anna Appeso sono ufficialmente sposate. Ne abbiamo parlato con Mirko De Carli, responsabile regionale del Popolo della Famiglia e "sindaco ombra" del capoluogo emiliano. 

Come le è sembrata la prima unione civile celebrata a Bologna?
“Mi duole osservare che tra le forze politiche di opposizione a Bologna, il Popolo della Famiglia è stato l'unico a "presidiare" in qualche modo l'evento, facendo sentire la sua voce. Altri hanno preferito rimanere al mare, o fare dichiarazioni di circostanza che lasciano intendere come forse anche nel centrodestra, o in ciò che ne rimane, si sia perfettamente d'accordo con il Pd su questi temi, o comunque si abbiano altre priorità. Intanto noto che Merola ha dichiarato espressamente, in favore di telecamera, che "le chiamiamo unioni civili ma oggi stiamo celebrando un vero matrimonio". Con tanti saluti agli opportunisti di area centrista che in parlamento hanno consentito a Renzi di fare passare la legge, tentando i penosi distinguo per cui non si sarebbe mai trattato di vere nozze”.

E la curia di Bologna è intervenuta?  
“È ancora presto, e prima che l'eco mediatico si spenga una presa di posizione arriverà. Ma non è quello il problema. Ho parlato più volte col vescovo Matteo Zuppi e sono sicuro che non sottovaluta la situazione. Come del resto nemmeno Papa Francesco, che incontrando i vescovi e il clero polacco in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù ha appena condannato con parole durissime la "colonizzazione ideologica" del gender, richiamando espressamente il magistero di Papa Benedetto. Solo che, e ormai purtroppo dobbiamo abituarci pure a questo, rispetto agli interventi del Papa e dei vescovi, i media rilanciano solo quello che a loro fa comodo”.

Qual è la cosa più allarmante in questo can can mediatico?
“In primo luogo, colpisce come anche i soggetti pubblici, sia cattolici che laici, che a parole sarebbero contrari o almeno scettici rispetto alle unioni civili, sembrino intimiditi dalla forza mediatica che sostiene la lobby omosessualista. Ho verificato che nella regione Emilia-Romagna ci sono numerosi sindaci che non trovano la forza e il coraggio di schierarsi a favore dell'obiezione di coscienza. E non perché non sarebbero disponibili, ma perché si sentono lasciati soli dai loro partiti e movimenti di riferimento. Forse dovremo aspettare gli esiti sociali ed economici più immediati del fenomeno, come il venir meno delle pensioni di reversibilità, a causa degli abusi che inevitabilmente ci saranno, per sperare che dal mondo della politica qualcuno trovi il coraggio di denunciare la truffa ideologica che è alla base delle unioni civili. Ma a quel punto sarà già troppo tardi: l'aggressione al matrimonio e alla famiglia viene da lontano, e l'azione pervasiva della lobby gay ha trovato un terreno fertile a causa dell'incoscienza dei movimenti politici maggioritari, così come dei singoli pensatori libertari e progressisti. Questo è stato vero in Italia, ma soprattutto in Europa. Sono stati costoro a non rendersi conto che, aggredendo il matrimonio, stavano segando il ramo sul quale tutti noi europei stiamo seduti. La stessa cosa sta avvenendo riguardo al fenomeno dell'immigrazione incontrollata e dell'islamismo”.

Nozze gay a Bologna, De Carli (Pdf): 'Noi l'unica opposizione a 'presidiare' l'evento'

Dunque, sembra un progetto che parte da lontano. C'è un complotto contro la famiglia?
“Io più che altro parlerei di incoscienza collettiva. È vero che, aggredendo la concezione tradizionale del matrimonio, si è consapevolmente favorita la formazione di un tipo di individuo più disponibile per le esigenze della produzione e del consumo. Si è pensato che l'uomo e la donna, non sentendosi più vincolati dell'alleanza matrimoniale, e dunque dai doveri verso i figli, sarebbero stati anche più disponibili sia per lavorare (meno problemi di orari, spostamenti, ferie, e meno bisogno di stipendi adeguati) sia per spendere (chi è single ovviamente consuma di più).  Ma non credo ci sia stato un complotto, più che altro si è trattato dell'eterogenesi dei fini della quale parlava Augusto Del Noce già negli anni settanta. Ma la crisi economica sta cominciando a presentare il conto, e quando esploderà la crisi demografica, e l'Europa sarà un continente privo di giovani, di memoria, di identità e quindi di futuro, non sappiamo ancora cosa potrà succedere”.

Fare leva su questi argomenti non sarà un po' troppo catastrofico per il Popolo della Famiglia?
“Si sente il bisogno di qualcuno che abbia il coraggio di andare contro la forza devastante della corrente, nella politica, così come nei comportamenti quotidiani. La famiglia ha bisogno di testimoni a tutti i livelli della vita sociale, perché è questa la vera priorità nascosta dei nostri tempi. Senza di noi, in politica, nemmeno il centrodestra potrà avere un futuro, anche perché sarà sempre più indistinguibile dalla sinistra tecnocratica. Noi traiamo la nostra forza dal Vangelo, perché sappiamo che il nostro compito è quello di essere "lievito nella pasta", anche se adesso, per la verità, sembra che manchi pure la massa da impastare. Diciamo che noi ci sforziamo di continuare ad essere un faro di luce, più o meno potente, per quando inevitabilmente non si potrà più fingere di non vedere certe cose”.

Ha parlato di centrodestra, ritiene che il Popolo della Famiglia abbia questa collocazione per il futuro?
“Dal mio punto di vista bolognese, vedo che ormai il centrodestra non esiste più. La Lega Nord è indecisa, da una parte vorrebbe schierarsi con il populismo più demagogico e aprire al Movimento 5 Stelle, che rispetto ai nostri valori è proprio all'antitesi. Anche Forza Italia, Fratelli d'Italia, i civici più moderati, sembrano del tutto spaesati e privi di un contatto con quello che era stato fino a ieri il loro elettorato. Noi siamo gli unici, a Bologna e non solo, a stare cercando di riorganizzare un’opposizione che possa proporre un'alternativa nel merito dei problemi, rispetto a ciò che rimane del potere economico e sociale del Pd, ex Pci. Quella del centrodestra d'altronde è una crisi speculare a quella del centrosinistra. Paradossalmente la mancanza di alternative, a parte i cinque stelle e ovviamente noi, ha fatto sì che i due schieramenti che pochi anni fa erano ancora egemoni in Italia, ora sono come due ciechi per la via che si sostengono a vicenda per non cadere”.

E allora, quale futuro politico per il Popolo della Famiglia?
“Noi andiamo avanti da soli, perché sappiamo che prima o poi dovranno accorgersi che senza i nostri riferimenti culturali e ideali, un'alternativa alla sinistra tecnocratica in Italia sarà impossibile. Rimane da vedere se se ne accorgeranno in tempo, prima che la crisi abbia prodotto danni irreversibili. E quando parlo di alternativa alla sinistra, penso a qualcosa di molto diverso dal centrodestra, per come lo abbiamo conosciuto in Italia finora. Anche perché il centrismo non ha più ragion d'essere, e la destra non ha più nulla della quale essere nostalgica. Occorre solo prendere coscienza che senza restituire centralità alla famiglia, e senza restituire a Dio il suo posto, la nostra società sarà destinata a guai sempre peggiori. Per questo ora in politica c'è bisogno di chi sappia andare avanti anche da solo. Urge la capacità di opporsi ai valori dominanti, con la forza che viene dalla fede ma anche con la purezza e la mitezza dei bambini: l'imperatore è già nudo, e noi, come nella favola di Andersen, siamo solo i primi a essercene accorti”.

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