Cosa fare in caso di vacanza truffa

04 agosto 2016 ore 13:26, Luca Lippi
Viaggiare è un modo gratificante di utilizzare i propri risparmi, tuttavia in un periodo come quello attaule (il riferimento è alla crisi economicha che investe tutta Europa), la ricerca di qualche occasione su internet è piuttosto diffusa.
Ovviamente le truffe sono in agguato sia perchè su internet si celano diversi truffatori, sia perché la crisi costringe chi è abituato a vivere di malaffare a amplificare e aumentare le sue “doti” da affamatore di gente perbene.
Dunque come primo segnale di allarme di “truffa turistica” possiamo annoverare le vendite di viaggi online a prezzi stracciati. Anche per arginare questo fenomeno, il Governo ha varato il codice del turismo (anche detto “codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo”, contenuto in un decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri del 5 Maggio 2011, in attuazione della delega prevista dalla legge n. 246 del 2005)  che ha due scopi. 
Il primo, da un lato mira a salvaguardare le imprese del settore turistico, al fine di incoraggiare lo sviluppo e la riqualificazione dell’offerta, rilanciando la competitività dell’Italia. 
Il secondo scopo è quello di offrire una maggiore tutela ai consumatori, sostenendoli nelle scelte vacanziere e, soprattutto, facilitandoli nell’eventuale risarcimento danni da vacanza rovinata.
Aspetto fondamentale del codice è proprio l’equiparazione delle agenzie di viaggio operanti online a quelle tradizionali, sottoponendo entrambe le categorie alle medesime regole e controlli. Prima di questa novità, ottenere un risarcimento del danno non era cosa agevole. 
Infatti, ottenere il rimborso del prezzo è possibile solo quando il pacchetto turistico sia stato venduto con contratto stipulato nel territorio nazionale da organizzatori o venditori in possesso di regolare autorizzazione. Questo voleva dire che, se il consumatore avesse contrattato con un’agenzia di viaggio online non autorizzata, oltre al danno avrebbe subìto la beffa.

Cosa fare in caso di vacanza truffa
 
Grazie a questa equiparazione, invece, tutte le agenzie di viaggio saranno definite tali proprio perché autorizzate a monte, e quindi responsabili del risultato finale offerto ai propri clienti, a prescindere dal fatto che esse operino fisicamente sul territorio, o lo facciano tramite internet, essendo in tal modo facilmente possibile individuare chi, dietro un sito web appositamente creato, abbia inteso truffare il turista di turno.
 Per un contesto come quello di oggi, poi, dove al contatto diretto con il tour operator si preferisce il virtuale rapporto con la rete, che consente una maggiore personalizzazione del viaggio, con risparmio di costi e soprattutto rimanendo comodi davanti al pc, la tutela in tal senso è stata necessaria. 
Il Codice prevede, così, oltre al risarcimento del danno materiale, conseguente all’inadempimento contrattuale (ossia il danno per le spese sostenute e per gli eventuali e conseguenti aggravi), anche il risarcimento per il danno morale “da vacanza rovinata”. 
Quest’ultimo è stato definito come quel danno “scaturente dall’emotional distress, originato dal disagio e dall’afflizione per situazioni sgradevoli, idonee a rovinare occasioni che avrebbero dovuto essere invece di svago e di relax”. 
Il danno è ovviamente correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso e all’irripetibilità dell’occasione perduta, tenuto conto anche della motivazione sottesa alla scelta del viaggio stesso.
 Qualche perplessità la generano quelle norme che hanno affidato allo Stato competenze che, invece, secondo il disposto dell’art. 117 Cost., dovrebbero spettare alle Regioni. Su di esse grava il pericolo della scure della Consulta.
Un oggettivo passo in avanti, quindi. Possiamo allora continuare a preferire lo strumento della vacanza “fai da te”, oggi con una garanzia in più a tutela del “diritto al relax”! Senza dimenticare, però, che permane, comunque, a monte, il rischio di usufruire, sul posto, di prestazioni diverse da quelle promesse. 
Cautela e scaltrezza, durante la trattativa contrattuale, non devono mancare mai; che è una tutela maggiore, in termini di un più semplice ricorso alle vie legali, non vuol dire necessariamente correttezza comportamentale delle parti, essendo troppo spesso, queste ultime, portate ad approfittare dell’entusiasmo dei turisti. 
La disciplina legale, infatti, non sempre costituisce un deterrente per quanti vogliano continuare ad agire illegittimamente: le truffe online, purtroppo, non vanno in vacanza!
In conclusione, affidarsi alla consulenza di un legale in caso di truffa diventa assai più fruttuoso e meno rischioso di trovarsi di fronte “muri di gomma”.

autore / Luca Lippi
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