10mila imprese in più al Sud, ma più sofferenze bancarie

04 agosto 2016 ore 15:33, Luca Lippi
Secondo una revisione statistica composta da confindustria di concerto con il centro studi Srm di Intesa Sanpaolo il numero delle imprese del Mezzogiorno torna a crescere. Il saldo delle nuove imprese nel secondo trimestre dell’anno torna positivo a +0,6%, con oltre 10 mila imprese, anche grazie alla robusta riduzione dei fallimenti.
Si tratta, però, di imprese di piccola e piccolissima dimensione, caratteristica principale del tessuto produttivo meridionale, con il 99% delle aziende meridionali con meno di 49 addetti.
Dato più interessante inoltre, rispetto al primo trimestre dello scorso anno, l'export meridionale cresce del 2,5% a fronte di una sostanziale stazionarietà del dato nazionale. Tuttavia le esportazioni risultano essere in calo in Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna e in crescita in Abruzzo, Molise e Basilicata, una sorta di spostamento territoriale. Aumenta in maniera significativa l'export dell'automotive (+32,9%) e dell'elettronica (+22,2%), ma continua il calo dei prodotti della raffinazione (-27,4%). Per la prima volta, inoltre, subisce una piccola battuta d'arresto del 2,4% anche l'agroalimentare, cresciuto ininterrottamente anche negli anni della crisi.
Anche la destinazione geografica delle esportazioni meridionali si modifica. Aumenta in maniera significativa l'export dell'automotive (+32,9%) e dell'elettronica (+22,2%), ma continua il calo dei prodotti della raffinazione (-27,4%). Per la prima volta, inoltre, subisce una piccola battuta d'arresto del 2,4% anche l'agroalimentare, cresciuto ininterrottamente anche negli anni della crisi. 
Migliora lievemente il tasso di occupazione generale dello 0,6% (50mila occupati) rispetto al primo trimestre, tuttavia la crescita degli occupati a tempo indeterminato sembra frenare anche a causa della riduzione dell'effetto degli sgravi contributivi. Le assunzioni agevolate nei primi cinque mesi si sono ridotte, infatti, rispetto allo scorso anno, di circa il 57%. Ma resta elevata la disoccupazione al 20%, con quella giovanile al 53,9% e la femminile al 22,2%.

10mila imprese in più al Sud, ma più sofferenze bancarie

Si stabilizzano anche le dinamiche creditizie. Quest'anno, infatti, gli impieghi crescono del 2,5% al Sud, in misura maggiore rispetto alle altre zone del paese. Si rafforza la domanda di credito e scendono i tassi attivi sulle operazioni a breve, anche se rimane un differenziale di circa 1,5 punti rispetto alla media italiana. Crescono, tuttavia, anche le sofferenze, che hanno ormai superato la soglia dei 42 miliardi di euro, pari al 15,1% del totale dei crediti concessi, su un totale di 144 sul piano nazionale.
Le previsioni sulla crescita del Pil restano poco positive, +0,3% nel 2016. D'altra parte le incognite rimangono elevate sia per fattori interni sia di instabilità internazionale che possono condizionarne le prospettive. 
si legge nello studio : "Il clima di fiducia delle imprese, pur restando più elevato della media degli ultimi anni, registra nella prima parte dell'anno un andamento più incerto proprio nel Meridione, così come la percezione dei consumatori sul clima economico". Secondo Confindustria sfruttando con intelligenza i fondi strutturali e le politiche nazionali per la coesione, circa 85 miliardi di euro per i prossimi 8 anni, si possono implementare politiche importanti. Fondamentali il credito d'imposta per gli investimenti, e quelli per l'occupazione, come gli sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato.
Vincenzo Boccia dichiara: “Timidi segnali di ripresa. Bisogna fare i conti con le potenzialità del Paese a partire dal Mezzogiorno. E usare al meglio i fondi di coesione sulle tre grandi questioni: fondi per le infrastrutture, riattivazione degli investimenti privati e grande attenzione alla politica di offerta per la competitività delle imprese".

autore / Luca Lippi
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