Franco Marini l’uomo di frontiera di Bersani

04 aprile 2013 ore 11:28, Marta Moriconi
Franco Marini l’uomo di frontiera di Bersani
Nel Pdl i falchi accarezzano l'idea di votare il 7 luglio. Sono i berluscones, quelli  più sicuri di essere ricandidati rieletti. Tutti gli altri, le colombe, dietro alla scusa del rischio “fattore estate" cercano di ritardare il momento di confronto con le urne il più possibile, dopo agosto di certo.
La scelta dipenderebbe anche da un ragionamento molto spicciolo: l’elettorato Pdl è molto meno compatto dell’apparato  Pd e le urne deserte per il partito di Silvio Berlusconi sono un reale pericolo. Magari perderebbe proprio quel 2% di consenso in più rispetto al Pd, che i sondaggi indicano come dato aggiornato e credibile. Matteo Renzi permettendo. Perché oggi lo scenario è cambiato, il sindaco di Firenze è  sceso in campo. A convincerlo proprio quell’apertura ambigua di Bersani a Berlusconi  («In un momento si vagheggia Berlusconi in manette, in un altro ci si incontra di nascosto con Verdini. Non si può stare così, in mezzo al guado»). Apertura che per i più informati nasconderebbe in realtà una strategia ben precisa del leader Pd: fregare Renzi con un accordo che guardi a nomi di frontiera. E il più probabile è quello di Franco Marini. Marini è il massimo che può concedere lo schema bersaniano di sinistra-centro.
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