La parola della settimana: boicottaggio per tutti!

04 aprile 2015, Paolo Pivetti
La parola della settimana: boicottaggio per tutti!
La sinistra PD boicotta la segreteria PD; Fitto boicotta dall’interno Forza Italia; Elton John boicotta Dolce e Gabbana; i No Tav boicottano la TAV; i No Expo boicottano l’Expo; gli insegnanti boicottano la benedizione pasquale; i prèsidi boicottano il crocefissi; i traduttori boicottano il congiuntivo; gli imbrattamuri boicottano i muri; i ciclisti boicottano i marciapiedi, tutti boicottano tutti.

Chi ha avuto per primo l’idea? Da dove viene tutto ciò?

Le parole attraversano strane avventure, vengono da storie lontane. Parole nate per caso, e legate a un piccolo, trascurabile episodio, assurgono a valore universale, valicano i confini del loro significato originario, diventano il drammatico segno di un’epoca. È il caso del verbo boicottare e della parola boicottaggio.

Charles Cunnigham Boycott, ex ufficiale britannico (1832-1897) era un uomo dal pugno di ferro, anzi d’acciaio. Nominato, verso il 1880, amministratore degli sconfinati possedimenti terrieri del conte di Erne, in Irlanda, si trovò ad esercitare il suo potere inflessibile su distese immense di terreni e su un folto esercito di contadini. 

Ma furono tali e tante le vessazioni imposte dal signor Boycott ai suoi dipendenti, che la Lega dei lavoratori della terra, una delle prime organizzazioni sindacali presenti nel Regno Unito, decise di reagire con un’azione di forza: fu stabilito che nessun contadino dovesse più prestargli la propria opera e nessun irlandese avesse con lui rapporti di affari di qualsiasi genere, non gli vendesse merci, non gli fornisse nemmeno i viveri per la quotidiana alimentazione. 

Per gli irlandesi la questione da sindacale si fece patriottica: non ci fu una defezione agli ordini del sindacato, e le terre del conte di Erne cominciarono ad intristire e i prodotti a disseccarsi nelle zolle inaridite. L’azione ebbe pieno successo e, nonostante l’intervento del governo di Londra e l’invio di una scorta speciale, il signor Boycott, dopo una lunga quanto inutile resistenza, fu costretto a lasciare per sempre l’Irlanda.

Troppo esemplare era la vicenda perché non ne restasse traccia nella memoria collettiva, e soprattutto nel vocabolario. Per gli inglesi la cosa più facile del mondo è creare un nuovo verbo. Ed ecco, dalla disavventura dell’arrogante Boycott, nascere il verbo to boycott, cioè trattare qualcuno o qualcosa come gli irlandesi avevano trattato lui. 

Il nuovo verbo presto attraversò la Manica, e diventò il francese boycotter e poi, subito a ruota, il tedesco boycottieren. Di qui, com’era naturale, nacque anche il nostro boicottare, che racchiude ancora in sé come lontano ricordo il nome del signor Boycott, ma sostituendo la ypsilon inglese con un’italianissima i
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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