Siria, l'ultimo attacco di Assad: "Francia sostiene terrorismo". E ora?

04 aprile 2016 ore 7:13, Andrea De Angelis
In Siria la situazione continua ad essere delicata e le partite come noto si giocano su un filo di lana. Certo, rispetto a qualche mese fa quando nelle ipotesi di qualcuno c'era anche l'attacco via terra (pochi, a onor del vero) qualcosa è cambiato, ma è chiaro che tutto o quasi ruota ancora attorno a un solo nome: quello di Assad.

"Superare una guerra che sta durando da ormai cinque anni e che fino ad oggi - ha sottolineato il presidente - è costata più di 200 miliardi di dollari" in termini di danni economici e alle infrastrutture. "Dobbiamo combattere il terrorismo a livello internazionale perché non coinvolge solo la Siria: il terrorismo c'è anche in Iraq [...] "E' sostenuto direttamente dalla famiglia reale dell'Arabia Saudita e da un certo numero di Stati occidentali, in particolare dalla Francia e dal Regno Unito", ha aggiunto. Assad parlando alla Ria Novosti ha confermato che la scadenza di agosto "è sufficiente" ma ha poi sottolineato che la questione da affrontare ora è "quale processo politico tramite il quale arrivare a discutere la costituzione". 

Siria, l'ultimo attacco di Assad: 'Francia sostiene terrorismo'. E ora?
Insomma, la proposta di Bashar al Assad è fin troppo chiara: formando un governo di unità nazionale si arriverà finalmente alla fine del conflitto, lavorando alla nuova costituzione da far votare al popolo siriano. Ma chi dovrebbe formare questo esecutivo? Anche a questo Assad ha una risposta: "membri dell'opposizione, indipendenti, dell'attuale governo e altri". Dunque lui non si tira indietro, anzi rilancia. 
L'opposizione siriana però, tramite il suo portavoce, ribadisce l'assoluta contrarietà a qualsiasi governo di unità nazionale e di transizione che comprenda anche esponenti del regime del presidente Assad. "L'interpretazione di Assad della fase di transizione è inaccettabile - ha proseguito il portavoce dell'opposizione - e la verità è che dobbiamo passare a una nuova situazione, a una nuova tappa basata su un regime pluralista, civile e democratico".
"Non siamo contro Assad come persona, siamo contro l'attuale sistema. Non possiamo salvare lo Stato se lui si dimette subito. Ma con lui al potere non ci saranno riforme. Così abbiamo bisogno di un cambiamento per fasi, monitorato dalla comunità internazionale".  Così, in un documento formato da 35 punti, la comunità alawita siriana chiede un nuovo corso e una cambio al vertice in Siria. "I nostri capi religiosi possono negoziare un accordo e garantire la protezione della famiglia Assad”, dice poi il documento che individua così una "via di uscita per il regime" e propone di "disegnare una road map per la pace".
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