Btp Italia, in sottoscrizione oggi: valutazione e analisi

04 aprile 2016 ore 10:57, Luca Lippi
Il Ministero dell’Economia predispone l’emissione del BTP Italia indicizzato all’inflazione italiana con godimento 11 aprile 2016, avrà luogo sul MOT (il Mercato Telematico delle Obbligazioni e Titoli di Stato di Borsa Italiana) attraverso Banca IMI S.p.A. e UniCredit S.p.A. dal 4 al 7 aprile 2016. Il tasso cedolare (reale) annuo minimo garantito è pari a 0,40%. Il tasso cedolare (reale) annuo definitivo sarà fissato al termine del periodo di raccolta degli ordini di acquisto e non potrà essere inferiore al tasso cedolare (reale) annuo minimo garantito. La data di regolamento di tutti gli ordini di acquisto eseguiti è unica e coincide con quella di godimento. Per la prima fase del periodo di collocamento, dal 4 al 6 aprile 2016 salvo chiusura anticipata, il codice ISIN del titolo è IT0005174898.

Btp Italia, in sottoscrizione oggi: valutazione e analisi
Conviene sottoscrivere questo titolo? È un titolo solido e sicuro, tuttavia bisogna sempre considerare tutte le opzioni per valutarne la convenienza, in ogni caso non si rischia nulla ed è sempre meglio che tenere i soldi sotto il materasso. La valutazione è la medesima che si può ipotizzare per ogni emissione simile di obbligazione, e comunque le considerazioni che seguono non costituiscono sollecitazione a sottoscrivere o rinunciare alla scelta di investire.
Il taglio minimo è 1000 euro e la chiusura dell’operazione è prevista alle 17,30 del 6 aprile 2016, salvo anticipo. Ciò potrà avere luogo comunque non prima delle ore 17,30 del secondo giorno di collocamento (5 aprile). Le proposte irrevocabili di acquisto immesse sul Mot entro data e ora della chiusura, anche anticipata, saranno soddisfatte per l’intero importo oggetto dei relativi contratti. Non è prevista alcuna commissione a carico degli investitori. Il primo giorno di negoziazione libera sul Mot avverrà lunedì 11 aprile.
Il titolo è interessante in linea di massima per chi abbia preso posizione sul 2023 (Isin IT0005105843), lo venda alle quotazioni attuali di circa 101,4 e trasferisca il relativo capitale sul nuovo Btp Italia; l’utile netto – extra commissioni – è dell’1,225%. La minima differenza di cedola base è tale da rendere giustificabile il passaggio.
Un altro vantaggio è per coloro che sono posizionati sul Btp 2024 (Isin IT0005004426), indicizzato all’inflazione area euro, che quota sui 117, grazie alla cedola 2,35% + indice dei prezzi al consumo Eurostat. In un’ottica di breve/medio periodo le due diverse inflazioni non dovrebbero divergere. Inoltre il delta prezzo è tale da consentire ottimi margini anche per chi lo abbia acquistato sul secondario sopra 100.
Per chi invece è posizionato sul fisso è bene verificare i rendimenti reali e li confronti con le prospettive del Btp Italia. Per esempio sul 4,5% scadenza 2024 (Isin IT0004953417) lo “yield” è dello 0,96% lordo e quindi 0,84% netto. Il trasferimento sul nuovo Btp Italia ha senso se si prevede solo un’inflazione italiana superiore allo 0,50% circa, ipotesi attualmente poco realistica, ma per quanto ancora?
In ultima analisi la massa di liquidità giacente sui conti correnti bancari è ancora ingentissima. A qualcuno sta venendo in mente (visti i tassi di riferimento negativi) di chiedere una remunerazione, come d’altra parte avviene in altri Paesi. I documenti di sintesi di alcuni c/c già riportano indicazioni in tal senso, sebbene poi scattino le rassicurazioni (“no, no, stia tranquillo. Lei non paga nulla sulla liquidità!). C’è da fidarsi? Il Btp Italia potrebbe essere una soluzione preventiva, così come i Cct, soprattutto dopo la recente circolare che chiarisce: “Le cedole dei titoli Cct/CctEu, sia in circolazione sia di nuova emissione, non potranno assumere valori negativi anche qualora i parametri di riferimento (il tasso Bot 6 mesi all’emissione o l’Euribor a 6 mesi) divenissero negativi, al punto tale da erodere gli spread previsti per ciascun singolo titolo”.
C’è solo un minimo rischio, che il nuovo Btp Italia, acquistato in sottoscrizione a 100, possa scendere sul secondario sotto tale valore. Al primo segnale incerto sulla tenuta dei nostri conti pubblici o di un rialzo dei tassi ciò sarà inevitabile.  Comunque poiché la gran parte degli investitori non sono speculatori, il rischio è assolutamente privo di ogni indice di gravità tale da far rinunciare alla sottoscrizione.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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