Che fine ha fatto Emilio Fede?

04 aprile 2016 ore 13:47, intelligo
Anna Paratore


Il suo primo commento è stato caustico e duro: “Cecchi Paone al TG4? Sono preoccupato per le famiglie…” Così si è espresso Emilio Fede rispondendo a un giornalista che gli chiedeva un commento su questa nomina arrivata davvero a sorpresa sulla rete “familiare” della Mediaset, quella per le nonnine ad intenderci, e sulla quale Emilio Fede ha regnato per qualche decennio. 
Era lui, infatti, a gestire l’informazione di Rete4 e nel farlo si era attirato non poche critiche. Troppe probabilmente. Gli si accusava di essere completamente schierato a favore del suo editore Silvio Berlusconi e, di conseguenza, della politica che gli girava intorno.  E quindi giù una pletora di insulti, da chi lo definiva “Emilio Fido”, a chi non lo considerava più nemmeno un giornalista. Eppure, non era sicuramente lui il più “fedele” tra i giornalisti asserviti a questo o quel politico, a questo o a quel partito.
In ogni caso, Fede non se ne curava. Forse perché aveva alle spalle una carriera lunga e completa che parlava per lui. Nato a Barcellona Pozzo di Gotto, grosso centro nella cinta metropolitana di Messina, classe 1932,  comincia la sua carriera giovanissimo, prima per la carta stampata, e poi approdando in RAI nel 1954. Lì conosce Diana De Feo, figlia dell’allora vicepresidente RAI Italo De Feo, e la sposa. Ma il matrimonio non gli impedisce di accettare un incarico sì prestigioso, ma anche gravoso. E’ lui, infatti, l’inviato speciale della Rai in Africa, dove viaggia in lungo e in largo per i seguenti otto anni, realizzando oltre 40 servizi spesso in zone di guerra, e documentando uno dei periodi più turbolenti del continente nero, quello della post-colonizzazione.  In seguito, Fede torna in Italia e lavora a lungo con Zavoli nella redazione di TV7, all’epoca notissimo settimanale televisivo di cronaca e politica.  Diventa poi direttore del TG1 e sotto di lui c’è la lunghissima diretta che racconta la tragedia e la morte di Alfredino Rampi, a Vermicino.  E’ quindi uno dei più noti giornalisti italiani quando una brutta storia riguardante un processo sul gioco d’azzardo – una passione questa di cui Fede non ha mai fatto mistero – lo porta a chiudere il suo rapporto con la RAI. In realtà, dal processo uscirà assolto e in seguito si dirà che il suo allontanamento più che legato al processo, fu in realtà un riequilibrio della lottizzazione in Rai, visto che Fede era in quota PSI e che la sua testa era stata richiesta espressamente dal Governo Fanfani VI.
Dopo poco, la strada  di Fede incrocia quella di un rampante imprenditore milanese che si è appena lanciato nel mondo della televisione ma già con notevolissimo successo. L’imprenditore è Silvio Berlusconi e, da quel momento, il destino del giornalista si lega sembra indissolubilmente con quello dell’uomo di Arcore.  Emilio è presto direttore di Videonews, poi di Studio Aperto da dove annuncerà primo in Italia l’inizio della Guerra del Golfo il 17 gennaio 1991, con uno scoop che batterà tutte le altre tv italiane. In seguito, sempre con Studio Aperto darà sempre lui la notizia dell’avvenuta cattura di Bellini e Cocciolone e ne seguirà tutte le peripezie da lì e nelle settimane a seguire con cronache seguite da milioni di spettatori. Probabilmente, come si sostiene, l’informazione prodotta da Fede è “drogata” a favore di Berlusconi, ma non si può certo dire che il giornalista non sia capace di tenere il pubblico incollato allo schermo durante i suoi speciali.  Così, ha anche una rubrica su rete4, tutti i giovedì in seconda serata, un settimanale che si chiama Cronaca, e che per i tempi e l’orario riscuote un ottimo share. Nel 1993, lascia Studio Aperto e passa alla direzione del TG di Rete4.  Nel biennio 1997/1998 conduce anche una rubrica intitolata  Le Grandi Interviste, dove incontra e chiacchiera con personaggi famosi come Clara Agnelli Nuvoletti, Massimo D'Alema, Umberto Bossi, Simona Ventura, Rosa Bossi Berlusconi, Pippo Baudo.
Nel 2000 lancia Sipario, un rotocalco gossip che è una sorta di antesignano nel genere, soprattutto perché va in onda in prossimità dell’ora di cena e non a notte fonda, come di solito capita per questo tipo di trasmissioni.  Con sipario lancia “le meteorine”, belle ragazze che sul modello della TV commerciale americana sono destinate a leggere le notizie meteorologiche.  Seguono, nel luglio del 2004 una  diretta da Nassiriya per portare la sua solidarietà ai militari italiani colpiti dall'attentato del 12 novembre 2003 e nel febbraio 2009, sempre su Rete4, tre prime serate speciali con Passwor*d-Il mondo in casa, programma di attualità, in diretta da studio, con ospiti in collegamento e inviati sul territorio.
Dunque, non è certo questo il curriculum di un professionista incapace o fallito come vogliono presentarlo i suoi nemici. Sta di fatto, però, che il suo modo di condurre il TG4 decisamente sbilanciato a favore di Silvio Berlusconi gli procura critiche e pesanti interventi dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Molto di quello che gli viene contestato, è realtà. C’è da dire però che lo stesso metro di giudizio non viene mai usato con altri noti conduttori e giornalisti televisivi che incorrono negli stessi problemi, solo che operano a favore di un opposto colore politico meglio “considerato” dall’Autorità Garante. 
Non sarebbero però queste critiche a creare veri problemi a Fede quanto il fatto che nel 2014 vengono pubblicate alcune conversazioni tra lui ed il suo personal trainer, Gaetano Ferri, segretamente registrate da quest'ultimo, in cui l'ex giornalista rivela particolari importanti sui rapporti illeciti tra Berlusconi e la mafia siciliana, veicolati attraverso Marcello Dell'Utri, che a sentire lui operava come tramite dell'imprenditore. Che siano chiacchiere in libertà, vanterie senza senso o notizie vere, poco importa. Certo è che gli costano l’amicizia di Berlusconi: finisce il suo storico rapporto con lui. Se non bastasse, nel 2011 Fede viene anche indagato dalla Procura della Repubblica insieme a Berlusconi, Mora e Minetti nel famigerato “caso Ruby”. Il 19 luglio 2013 Fede è condannato, assieme agli altri due imputati, dal Tribunale di Milano nell'ambito del processo "Ruby" bis a 7 anni di reclusione e all'interdizione a vita dai pubblici uffici. Il 13 novembre 2014 la corte d'appello gli riduce  la pena a 4 anni e 10 mesi. 

Inutile dire che Fede si è sempre dichiarato innocente per tutti i capi d’accusa e in effetti almeno certe contestazioni risultano risibili. Non a caso, La Corte di Cassazione ha accolto un suo ricorso annullando la sentenza di appello e rinviando sia Fede che la Minetti a nuovo processo.
Oggi Emilio Fede parla così:“Mi hanno tolto tutto”, dice. “Sono vittima di invidia e so chi mi ha fatto fuori”.  Parole riferite in un articolo de Il Tempo. E rivela: “C'è stata una cospirazione contro di me. I miei accordi con Mediaset erano chiari: dal 1 luglio 2012 sarei andato in pensione mantenendo il titolo di direttore editoriale, ovviamente con tutti i benefit. Invece tutto coincide con una lettera anonima recapitata alla fine di febbraio alla Stampa e al Corriere della Sera, nella quale si diceva che avevo tentato di portare in Svizzera svariati milioni di euro [...] Tutto ciò ha creato una sorta di confusione sfociata in un licenziamento che si poteva evitare [...] Chi ha ideato questo non fa parte dell'azienda. È un esterno. Io lo so e tempo due mesi verrà tutto fuori. Nel frattempo faccio un appello: chiunque sappia qualcosa, parli. Io sono stato vittima di invidia. C'entra un qualcuno che conosco molto bene". Speriamo per lui che questo suo periodo nero termini e che, come ha detto poco tempo fa, ormai non pensi più al suo grande ex amico Berlusconi e che se potesse tornare indietro, ora voterebbe Renzi.  Magari essere lontano da Arcore gli farà bene alla salute.

autore / intelligo
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