Formigoni (Ncd): “No all’Europa di Berlino. A Letta dico: alleanza forte tra paesi contro l’austerity tedesca"

04 dicembre 2013 ore 14:06, Lucia Bigozzi
Formigoni (Ncd): “No all’Europa di Berlino. A Letta dico: alleanza forte tra paesi contro l’austerity tedesca'
“Se Renzi vuole prendersi la golden share del governo è perché vuole fare cadere Letta”. “Di sola austerità si muore: bene la replica del premier e di Napolitano a Rehn ma servono anche atti politici: subito un’alleanza tra paesi contrari alla linea rigorista di Berlino”. “Berlusconi riparte dal territorio con Fi? Bravo Silvio … avevamo ragione noi”. Menù ricco nell’agenda della nuova maggioranza: a Intelligonews il senatore Roberto Formigoni (Nuovo Centrodestra) non ha intenzione di fare il commensale, ma lo chef. Con “portate” (alias messaggi), per tutti: da Renzi al Cav…
Senatore Formigoni, Rehn è italiascettico, oggi a Roma c’è Van Rompuy. Ci sono nuove manovre euro-tecnocratiche contro l’Italia? «Sì, certamente. Non dimentichiamo che noi il 3 per cento lo rispettiamo anche a costo di grande sacrifici da parte degli italiani, mentre gli altri paesi se ne fregano. Non solo: ma oltre ad avare rispettato il patto, ci prendiamo pure i rimbrotti del signor Rehn. Invito Letta e il governo ad alzare la voce, a fregarsene degli eurodiktat e a fare le nostre politiche. Noi dobbiamo avere attenzione ai mercati, meno ai continui rimbrotti che arrivano dall’Europa». Letta ha replicato a Rhen, ma questo governo con le riforme strutturali che chiede l’Europa e che ancora non ci sono, ha la forza per controbattere all’Europa? «C’è una condizione. Noi dobbiamo costruire una grande alleanza in Europa con tutti i paesi che soffrono la linea dell’austerità della Germania. Questa è la risposta: in vista della prossima presidenza dell’Ue l’Italia avrà un ruolo strategico: dobbiamo utilizzare questo spazio per costruire un’alleanza e far capire ai bruxellesi, spesso emanazione dei berlinesi, che il vento deve cambiare». Voi siete in maggioranza: quali no intendete dire all’Europa? «Il problema riguarda le analisi storiche in base alle quali le politiche di austerità degli ultimi anni hanno prodotto recessione in tutti i paesi. Ormai è un giudizio unanime: di sola austerità si muore. Anche in Germania si stanno accorgendo che andando avanti così si isolano sempre di più avendo intorno il deserto e quindi anche loro prima o poi ne pagheranno il prezzo. Non c’è bisogno di battere il pugno sul tavolo o fare atti di forza, bensì far ragionare sulla necessità di cambiare linea. Le formule possono essere innumerevoli ma quello che conta è il clima nuovo che va creato e un’alleanza forte attorno a questa nuova consapevolezza». Brunetta dice che quando era Berlusconi “al governo e subivamo gli attacchi di Bruxelles, Letta appoggiava l’Europa. Quando va bene l'Europa per fare opposizione al governo di turno allora va bene, diversamente no. Questo comportamento è inaccettabile. E nel caso di Saccomanni l’Europa ha ragione”. Da tempo il presidente dei deputati forzisti sta chiedendo le dimissioni del ministro dell’Economia. Cosa risponde? «Alcune parti di questa analisi corrispondono: quando c’era il governo Berlusconi tutti utilizzavano i rimbrotti dell’Ue per dargli addosso. Quel metodo non era giusto usarlo allora e non è giusto farlo oggi per Saccomanni. Tre anni fa tutti erano convinti che bisognava seguire la linea dell’Europa, oggi si è fatta largo un’opinione pubblica internazionale per cui l’austerità non è la strada da seguire. Come sempre, mi sembra che Brunetta metta in tutto ciò un eccesso di pepe che non giova neanche a lui». E su Saccomanni? «Mi sono già espresso: a mio giudizio deve darsi una mossa maggiore e non ingenerare confusione con le sue dichiarazioni come, ad esempio, è accaduto sull’Imu. Tuttavia chi pensasse di sostituire Saccomanni lo fa perché vuole la caduta del governo. Lo dicano chiaramente, così fanno prima. Noi non saremo d’accordo e questo è anche uno dei motivi per i quali si siamo separati». Nelle repliche di Letta e Napolitano a Rehn c’è il tentativo di “irregimentare” in un alveo democratico le spinte antieuropeiste che ci sono ad esempio in Francia con la La Pen e in Italia con Grillo? «Le parole di Letta e Napolitano vanno nella direzione giusta, ma occorre rispondere anche con atti politici. E’ chiaro che soprattutto in vista delle elezioni europee una forza come la nostra ma penso anche ad altri soggetti politici, deve esaltare, far percepire che il nostro europeismo non è una subordinazione a questa Europa iperburocratica, iperigorista e ipertedesca. Noi dobbiamo accentuare il nostro profilo e farlo comprendere molto bene dalla gente». Lo spieghi in due battute. «Noi siamo per l’euro; uscire sarebbe un disastro e chi asseconda la pancia della gente a partire da Grillo, mi auguro di no Berlusconi, compie un delitto anti-nazionale. L’euro è stato fatto in fretta? Sì, ma uscire oggi significherebbe un caos incredibile. Si sta in Europa non più sulla base di un sentimento fragile degli anni passati per cui ciò che diceva Bruxelles andava bene; ma con l’impegno a costruire l’Europa partendo dall’alleanza dei paesi contrati all’egemonia tedesca». Tanto per restare in Germania, Renzi propone a Letta un patto alla tedesca. Condivide? «Sì, è quello che ha proposto per primo Alfano declinando i cinque punti che secondo noi sono le priorità per il paese». Renzi ha detto che Alfano è ridimensionato. La golden share ora è in mano al Pd? «No. Se Renzi pensa questo, vuol dire che vuol far cadere il governo: lo dica con chiarezza. Questo è un governo strano, lo sappiamo dal giorno dopo l’esito delle politiche, ma del quale c’è bisogno nell’interesse del paese; è un governo in cui i partiti stanno dentro con pari dignità. La consistenza numerica, ad esempio dei deputati, conta zero anche perché p figlia del Porcellum. Se Renzi pensa questo, rinfoderi i suoi artigli: lo lasciamo strabordare lessicalmente fino a sabato; da lunedì ritorni in sé, altrimenti significa che vuol far cadere Letta. Se poi è questo il suo intento con il ritorno anticipato alle urne, noi siamo pronti, non abbiamo paura, ma è chiaro che Renzi pagherà duramente in termini politici la sua eventuale scelleratezza». Berlusconi rilancia Forza Italia ripartendo dal territorio. Che effetto le fa considerando che è uno dei motivi per i quali vi siete divisi? «Forse avevamo ragione noi, bravo Silvio! Anche in questo, con un po’ di ritardo è arrivato a quello che noi diciamo da tempo». Nella riunione dei gruppi parlamentari ha detto che Alfano sta con chi lo ha fatto fuori dal parlamento. Si dice che lei sia in contatto col Cav. per ristabilire un dialogo ma la nota di Fi ha seccamente smentito. Come stanno veramente le cose? «Ho sempre detto che Berlusconi mi telefonò dopo la nostra separazione da Fi: ebbe parole molto affettuose e disse ‘vediamoci’. Non abbiamo ancora realizzato questo incontro ma penso che avverrà. La nostra linea è chiarissima: nessuna animosità personale nei confronti di Berlusconi, siamo due partiti diversi collocati nello stesso campo politico. Spetta a loro decidere, osservo che Berlusconi anche ieri ha ripetuto ai suoi: non dovete litigare, anche perché in tv perdete regolarmente. Noi siamo e restiamo saldamente nel centrodestra: in Fi c'è chi dice che se resta il Porcellum andranno da soli, se questo è vero vuol dire hanno modificato la loro più antica tradizione. Una volta di più, abbiamo fatto bene a separarci».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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