Il riavvicinamento tra Gianfranco Fini e i "vecchi amici" di An e dintorni

04 dicembre 2014 ore 15:34, Americo Mascarucci
Il riavvicinamento tra Gianfranco Fini e i 'vecchi amici' di An e dintorni
Se sono rose fioriranno, è proprio il caso di usare questa metafora per indicare la possibile riunificazione della destra italiana, la ricomposizione della galassia dell’ex Alleanza Nazionale che si è andata disperdendo negli ultimi cinque anni. Nelle scorse settimane avevano fatto molto discutere i cinguettii via twitter di Gianfranco Fini e Francesco Storace, gli acerrimi nemici che tornavano a dialogare, con toni amichevoli e concilianti. Un altro segnale di un possibile riavvicinamento fra Fini e i vecchi amici di partito che si erano allontanati da lui, sembrerebbe rappresentato dalle decisione dei finiani di ritirare tutte le azioni giudiziarie intraprese nei confronti della Fondazione An, l’organismo costituito all’indomani della confluenza di An nel Pdl per gestire il patrimonio del partito. Roberto Menia, l’ex parlamentare promotore della legge che ha istituito in Italia la Giornata del Ricordo per le vittime delle foibe istriane, potrebbe entrare presto a far parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione, proprio in rappresentanza della componente che fa riferimento all’ex presidente della Camera e che lo aveva seguito nell’avventura di Futuro e Libertà. Non a caso Menia è stato uno di quelli che alle recenti elezioni europee si è impegnato per ricostituire un soggetto politico di destra riesumando il simbolo di Alleanza Nazionale di proprietà della Fondazione, che poi l’assemblea ha concesso ai Fratelli d’Italia nell’ambito di un’infuocata riunione contestata tanto sul profilo politico che legale. Dietro il movimentismo di Menia in molti hanno visto la spinta di Fini, che ora sarebbe pronto a tornare direttamente in campo dando il proprio contributo alla ricostituzione di un’area di destra, in grado di intercettare il consenso dei tanti delusi del centrodestra che non si sentono più rappresentati dal berlusconismo e che, in assenza di alternative, sembrano sempre più obbligati a dirottare il voto sulla Lega di Matteo Salvini che non a caso, secondo gli ultimi sondaggi, sarebbe appena un punto percentuale sotto rispetto a Forza Italia. L’importante è ripartire dunque e l’ingresso di Menia nel cda della Fondazione sarebbe il primo passo in direzione di un riavvicinamento del vecchio leader al suo popolo. Perché Fini, al di là degli errori politici che può aver commesso dal 2008 in poi, resta pur sempre l’ideatore di quella svolta di Fiuggi che nel gennaio del 1995 ha consentito alla destra italiana di diventare forza di governo, chiudendo la parentesi storica del legame con il Fascismo ed ottenendo così la piena legittimazione in ambito europeo ed internazionale. Una destra che tuttavia, più che dagli uomini, dovrebbe ripartire in primo luogo dai valori; già quei valori che erano presenti a Fiuggi e che tanti, troppi, hanno dimenticato o peggio cancellato (questa l'accusa dei militanti) per inseguire ad ogni costo il consenso dei “salotti buoni” o dei “poteri forti” legati alla cultura del partito radicale di massa, un consenso laicista e libertario che ha provocato la perdita dell’identità, molto più che la confluenza nel Pdl.  
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