Istat, arrivano le pensioni col segno meno (3000) e quasi la metà è sotto i mille euro

04 dicembre 2015 ore 12:00, Luca Lippi
Istat, arrivano le pensioni col segno meno (3000) e quasi la metà è sotto i mille euro
A fare il punto su pensioni e pensionati è l'Istat, causa la stretta imposta dalla riforma Fornero il popolo dei pensionati si riduce, ma continua a salire la spesa, più di quattro miliardi in un anno, superando nel 2014 il 17% del Pil. Il motivo è l'aumento dell'importo medio degli assegni, dovuto agli adeguamenti e anche al maggior peso delle uscite per vecchiaia, anche se c'è ancora una grossa fetta, il 40,3%, pari a 6,5 milioni di persone, che non riceve più di mille euro al mese. Le nuove pensioni (dal 2014) risultano in svantaggio con una penalizzazione che supera i 3 mila euro. Fanno da contraltare i 13 mila “fortunati” con assegni sopra i 10 mila €. Un'analisi che conferma le tendenze già osservate, tra cui l'aumento dell'età media dei ritirati per vecchiaia, in rialzo di più di un anno dal 2012 (da 61,6 a 62,8).

Invero la tendenza si sta cercando di correggerla perché sembra piuttosto evidente che c’è un problema! Sulla questione pensioni si è acceso un dibattito piuttosto “crudo” fra Cesare Damiano (che per lungimiranza, competenza e intelligenza è una voce fuori dal coro nel “contemporaneo” Pd) e Tito Boeri; Damiano ha pubblicamente attaccato il terrorismo psicologico messo in campo da Tito Boeri. Boeri ha spiegato che la generazione degli attuali trentenni andrà in pensione a 70-75 anni ma, in compenso, con un assegno da fame. Una prospettiva utile soltanto per una cosa: per favorire la fuga di cervelli e di chiunque abbia una pur minima competenza professionale. Ed è bello che Boeri abbia minacciato una generazione di futuri disperati (l'unica vera speranza è quella di crepare prima, sul posto di lavoro) proprio mentre i media facevano commuovere gli italiani con uno spot tedesco su un vecchio che non vuole trascorrere il Natale lontano da figli e nipoti. Un vecchio tedesco con una casa che nessuno dei futuri pensionati italiani potrà mai permettersi. Un vecchio che prepara una cena natalizia che gli italiani potranno vedere solo in tv. Boeri, in realtà è un burocrate che ragiona sui numeri, ma gli economisti devono produrre i numeri (nuovi numeri) anteponendo le caratteristiche umane dell’individuo per collocarlo nell’economia reale, e non conteggiandolo come fosse un capo di bestiame. A Boeri sfugge la differenza che corre fra un lavoratore “anziano” che progressivamente perde in resa operativa rispetto a un lavoratore impegnato in mansioni creative, stimolanti, ricco di soddisfazioni professionali. E così un trentenne che sa di iniziare a lavorare soltanto per sussidiare burocrati e senza una prospettiva di riposo degna di una vita di sacrifici non avrà particolari motivi per impegnarsi più di tanto. Senza dimenticare gli effetti collaterali sull'economia complessiva (a Boeri sfugge l’effetto di certe affermazioni). In conclusione, perché Boeri non ascolta Damiano? Per trovare una soluzione e lavorare adeguatamente bisogna mettere al centro del tavolo una domanda e formulare soluzioni che centrino l’obiettivo: gli italiani devono lavorare per vivere o vivere solo per lavorare e pagare le tasse? Un individuo non è un numero.

autore / Luca Lippi
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