Clima, Mezzogiorno "africano": rischio effetto Atlantide su questi 33 siti costieri

04 dicembre 2015 ore 11:40, intelligo
Clima, Mezzogiorno 'africano': rischio effetto Atlantide su questi 33 siti costieri
Il clima del Belpaese non è più lo stesso. I mutamenti climatici che stanno cambiando le coordinate del pianeta, incideranno anche sull’Italia, anche perché secondo gli esperti, il nostro territorio nazionale è quello più esposto per collocazione geografica e tipologia di conformazione. Il rischio che viene segnalato ha risvolto inquietanti: si stima che già in questo secolo le temperature al Sud potrebbero diventare – in maniera per così dire strutturata e quindi costante – come quelle africane, attestandosi ai livelli del Nord Africa. Non solo, c’è un altro dato altrettanto preoccupante: il rischio, cioè, che 33 zone costiere possano finire sommerse dal mare, a causa dell’innalzamento della superficie marina dovuto al sempre più crescente scioglimento dei ghiacciai. Insomma: 33 zone costiere potrebbero subire l’effetto Atlantide. Un quadro al cento degli studi condotti dai ricercatori del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell’Enea, coordinato da Gianmaria Sannino. Ed è proprio dal lavoro di approfondimento sul clima portato avanti dall’Agenzia nazionale e pubblicata su Nature Scientific Reports “il clima del Sud Italia rischia di diventare quello tipico del Nord Africa, con estati ed inverni sempre più aridi e secchi e una crescente carenza di acqua che determinerà il progressivo inaridimento dei suoli, con ripercussioni su agricoltura, attività industriali e salute umana”. Così lo scenario per il Sud. Ma anche il Nord non sta meglio perché, sempre secondo la ricerca Enea, la parte settentrionale del nostro paese tenderà a “mediterreaneizzarsi” e la stessa tendenza potrebbe riguardare la parte nord-occidentale dell’Europa, coinvolgendo paesi tradizionalmente “freddi” a livello climatico come la Gran Bretagna e Scandinavia. La proiezione parla di estati molto secche, aride, e inverni molto più piovosi rispetto ad oggi. Le proiezioni sono state realizzate attraverso i modelli climatici e dimostrano – dicono i ricercatori – che “le aree mediterranee si espanderanno anche verso le regioni europee continentali, coinvolgendo i Balcani settentrionali e la parte sud-occidentale di Russia, Ucraina e Kazakistan, dove prevarrà un clima sempre più mite caratterizzato da un aumento delle temperature invernali”. Analogo fenomeno potrebbe diffondersi fino a coinvolgere le aree del Nord America . 

EFFETTO ATLANTIDE. Secondo le analisi degli studio dell’Enea, “33 aree costiere ad alta vulnerabilità in tutta Italia rischiano di essere inondate, come ad esempio la laguna di Venezia, il delta del Po, il golfo di Cagliari e quello di Oristano, l’area circostante il Mar Piccolo di Taranto, la foce del Tevere, la Versilia, le saline di Trapani e la piana di Catania”. Cosa serve per scongiurare il pericolo? Le indicazioni dei ricercatori sono precise: un sistematico di monitoraggio con mareografi e satelliti ed un’attenta programmazione delle attività antropiche che insistono sulle coste potrebbero consentire di arrivare preparati agli scenari futuri”. E ancora: dagli studi emerge anche che l’Italia sarà soggetta ad “un incremento della frequenza degli eventi estremi, come ad esempio alluvioni nella stagione invernale e periodi prolungati di siccità, incendi, ondate di calore e scarsità di risorse idriche nei mesi estivi”. Insomma, territori e paesi più vulnerabili per effetto dei cambiamenti climatici. Governi e politici sono avvertiti. 

LuBi
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