Il M5S ora fa l'Italicum: lo scherzetto al Pd che non si "Consulta"

04 dicembre 2015 ore 12:00, Americo Mascarucci
Il M5S ora fa l'Italicum: lo scherzetto al Pd che non si 'Consulta'
Alla fine per sbloccare l'impasse della Consulta sarà necessario andarsi a "raccomandare" ai 5stelle?
L'ipotesi appare tutt'altro che infondata se si pensa che il 14 dicembre riprenderanno le votazioni per eleggere i tre giudici della Corte Costituzionale di nomina parlamentare dopo 29 elezioni andate a vuoto. 
L'accordo Pd-Forza Italia- Nuovo centrodestra non ha retto alla prova dei numeri, picconato dai franchi tiratori che hanno sistematicamente impedito il raggiungimento del quorum di 571 voti sui tre candidati indicati dai tre partiti; Augusto Barbera del Pd, Francesco Paolo Sisto di Forza Italia e Giovanni Pitruzzella di area centrista che però già nell'ultima votazione si è ritirato.
Le camere riunite in seduta comune sono dunque paralizzate e i due presidenti Grasso e Boldrini hanno annunciato che, in caso di ennesima fumata nera il 14 dicembre, si procederà ad oltranza con sedute quotidiane.
Il Movimento 5stelle si è detto disponibile a sbloccare l'impasse a patto però che tanto il Pd che Forza Italia ritirino i rispettivi candidati, Barbera e Sisto. L'opposizione dei pentastellati è indirizzata soprattutto contro Sisto accusato di essere "l'avvocato di Berlusconi" e quella contro Barbera sarebbe un'opposizione di riflesso, essendo il nome del costituzionalista strettamente collegato a quello del parlamentare azzurro.
Insomma la parola d'ordine dei 5Stelle è quella di azzerare tutto e individuare una nuova terna gradita ai grillini. Ma né il Pd, né Forza Italia sembrano intenzionati a fare marcia indietro piegandosi ai desiderata del M5S.
E' però vero che entrambi i partiti devono fare i conti con i malumori interni che si sono tradotti finora in continue imboscate nel segreto dell'urna come dimostra la chiara discrepanza fra i voti ottenuti dai tre candidati e i numeri sulla carta. E se nel Pd gli occhi sono tutti puntati sulla minoranza Dem, in Forza Italia i primi a finire sotto accusa sono adesso i frondisti anti-Brunetta, quelli che nei giorni scorsi hanno tentato di farlo saltare da capogruppo ottenendo una vittoria a metà. Brunetta è rimasto capogruppo ma dimezzato nei poteri e privato del Mattinale, il notiziario del gruppo parlamentare tornato sotto il controllo del partito, cioè di Berlusconi. 
Fallito anche finora il tentativo forzista di convincere i parlamentari del Carroccio a votare la terna. Inizialmente i leghisti erano sembrati offrire una timida disponibilità poi però sfumata quando ci si è resi conto che un eventuale appoggio ai candidati dell'asse Renzi - Berlusconi-Alfano avrebbe di fatto offerto ai 5stelle il pretesto per dimostrare come Salvini e company siano pronti a vendersi per un "piatto di lenticchie". E così anche dal Carroccio è stata riconfermata opposizione "dura e senza paura".

La partita della Consulta poi si intreccia con quella dell'Italicum. 
Il Movimento 5stelle ha infatti presentato un ordine del giorno che porta la prima firma di Alessandro Di Battista, che impegnava il Governo ad astenersi dal modificare la legge elettorale. L’ordine del giorno è bocciato a larghissima maggioranza (400 voti contrari e 4 soli favorevoli) con il voto contrario degli stessi 5Stelle. 
Poco dopo infatti sono gli stessi deputati pentastellati a spiegare il senso dell'iniziativa strettamente legata agli ultimi sondaggi, in base ai quali, con la riforma elettorale così come approvata, si avrebbe un sicuro ballottaggio fra Pd e M5S con i grillini che avrebbero poi altissime probabilità di trionfare al secondo turno. 
"Lo abbiamo fatto per sbugiardarli perché sappiamo che sono già pronti ad approvare una normetta anti-M5S nell’Italicum per non permetterci di vincere. Il Pd e il Governo hanno votato contro, quindi significa che lo vogliono modificare", scrive su Facebook Danilo Toninelli. E il gruppo M5S alla Camera poi precisa: "Maggioranza e Governo sono venuti allo scoperto ed è bastata una sola semplice riga per incastrarli e fargli palesare che modificheranno l’Italicum per trarre vantaggio dalle reintroduzione delle coalizioni. Tutto, infatti, fa pensare che ogni cambiamento sarà apportato solo per andare contro il M5S". 
Il Patto del Nazareno dunque che resuscita in versione anti-Grillo? Ad ogni modo nel Pd è forte la tentazione di mollare il patto con gli azzurri per ridiscutere l'accordo sui giudici della Consulta con i 5stelle. Ecco perché Forza Italia da qui al 14 dicembre dovrà tentarle davvero tutte per ricompattare il gruppo e cercare di ottenere anche i voti della Lega. Ma probabilmente un passaggio del genere potrà passare soltanto dal sacrificio del "brunettiano" Sisto. 

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