Donne soldato in prima linea: svolta del Pentagono. Ma è una conquista di civiltà?

04 dicembre 2015 ore 12:54, Americo Mascarucci
Donne soldato in prima linea: svolta del Pentagono. Ma è una conquista di civiltà?
Parità dei diritti uomo - donna certamente sì ma fino ad un certo punto. Perché a parità di diritti forse si finisce con l’esagerare. 
Il capo del Pentagono Ash Carter ha annunciato il via libera alle donne in prima linea, in missioni di combattimento al fronte. 
Se è vero che quella delle donne soldato è un’altra delle battaglie che il mondo femminista ha portato avanti per anni con l’obiettivo di sfatare il mito dell’esclusività militare maschile, oggi è spontaneo domandarsi quanto opportuna possa essere questa decisione. 
Perché, comunque la si pensi, mandare le donne in prima linea nei combattimenti, forse non è propriamente una grande conquista di civiltà. Le donne e i bambini infatti una volta erano i primi a cui era permessa la fuga e non perché il gentil sesso debba necessariamente essere considerato meno idoneo del genere maschile a combattere, ma perché il livello di rischio per una donna potrebbe essere di gran lunga superiore a quello di un uomo, figuriamoci soldato, sia sul campo di battaglia che nel caso in cui si finisca nelle mani dei nemici. 
Lo storico cambiamento come annunciato da Carter entrerà in vigore già all'inizio del prossimo anno, dopo tre anni di dibattiti.
"Donne in prima linea e nelle operazioni speciali, anche i "Delta Force e i Navy Seals", ha affermato Carter, che cita il successo delle precedenti svolte storiche, inclusa quella sui gay. Secondo le direttive del Pentagono, le forze armate dovranno presentare i loro piani entro il primo gennaio per far sì che la svolta sia applicata già dal prossimo primo aprile. 
L'apertura alle donne in prima linea è arrivata nonostante la resistenza di alcuni corpi, come quello dei Marine. In particolare il generale Joseph Dunford, attuale Capo dello Stato Maggiore congiunto delle forze armate statunitensi, ed ex comandante dei Marine, aveva argomentato che le donne dovevano stare lontane dalla prima linea sottolineando che in certe situazioni le unità miste non sarebbero allo stesso modo efficienti come quelle solo maschili.
Insomma nessuno sta dicendo di vietare gli arruolamenti delle donne, ma forse i loro ruoli potrebbero essere altri non propriamente quelli di andare in prima linea sul fronte di guerra. Una decisione che suona anche controproducente nei riguardi delle campagne portate avanti in tutto il mondo contro le donne vittime di violenza i cui casi purtroppo sono in aumento. 
Da un lato insomma si combattono le violenze contro le donne e dall’altro si espongono le stesse donne alla violenza inviandole in prima linea nei fronti caldi delle guerre? E’ vero che nessuno obbliga una donna a diventare soldato e che si tratta di una scelta libera e consapevole, ma forse troppa parità a volte rischia di apparire davvero eccessiva. 

caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]