Depressi, i nuovi disabili itanliani: picco nel 2020

04 dicembre 2015 ore 21:21, Orietta Giorgio
Depressi, i nuovi disabili itanliani: picco nel 2020
“La depressione è sentirsi come sei avessi perso qualcosa, ma che non hai idea di quando o dove l’hai perso l’ultima volta. Poi un giorno ti rendi conto quello che hai perso è te stesso”
. Un anonimo, con queste semplici parole, ha spiegato lo smarrimento che colpisce chi soffre del “male oscuro”.  

La depressione miete vittime, è una vera e propria patologia, eppure, spesso non viene riconosciuta come tale da chi ne soffre. Secondo i dati dell’European College of Neuropsychopharmacology (ECNP), colpisce 30,3 milioni di cittadini europei e si stima che nel 2020, dopo le malattie cardiovascolari, sarà la maggior causa di disabilità.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità le malattie mentali colpiscono 1 europeo su 4. Tra i disturbi mentali, la depressione da sola è responsabile del 13,7% del carico di disabilità. E dal punto di vista economico? In Europa si stima un costo pari a altri 92 miliardi di euro. 
Per fare luce sulla "malattia del secolo", si è svolto a Roma, il forum “Un Viaggio di 100 anni nelle neuroscienze” organizzato presso l’Accademia dei Lincei e da The European House-Ambrosetti, in occasione dei 100 anni di Lundbeck .

I clinici e gli psichiatri sottolineano l’importanza della consapevolezza riguardo un pericolo così diffuso, la conoscenza della patologia e fondamentale, saper riconoscerne i  disturbi, i sintomi ecc. è senza dubbio il primo passo per cominciare a cercare la terapia adatta. 

Le conseguenze della depressione sono pesanti anche sul versante lavorativo: secondo la ricerca IDEA (Impact of Depression in the Workplace in Europe Audit), che ha coinvolto in tutta Europa oltre 7000 adulti, lavoratori e dirigenti, ben il 20% degli intervistati aveva avuto una diagnosi di depressione e il numero medio di giornate di congedo dal lavoro durante l'ultimo episodio di depressione era 36 giorni. 
 
Matteo Motterlini, direttore del Cresa (Centro di ricerca in epistemologia sperimentale e applicata) e ordinario di Filosofia della scienza all’Università San Raffaele di Milano, è intervenuto al forum puntando l’attenzione sul rapporto che intercorre tra la mente e il denaro: “Le neuroscienze sono la chiave della scatola nera del comportamento economico. Da alcuni anni studi sull’attività cerebrale hanno rivelato che il cervello umano ha risposte precise di fronte a situazioni come perdite, guadagni e rischi e ora sappiamo, ad esempio, che esiste un fenomeno chiamato avversione alle perdite per il quale perdite e guadagni non hanno lo stesso valore”. C'é chi “perdere 100 euro fa più male rispetto alla gioia di vincere la stessa. Inoltre il cervello non ama il rischio e attiva l’amigdala che in maniera del tutto istintiva (e quindi al di sotto del livello della coscienza) porta a prendere decisioni che prediligono la cautela anche quando sarebbero convenienti”.

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