Scajola nuovamente nella scena politica. Chi è e chi non è

04 febbraio 2014 ore 11:39, Americo Mascarucci
Scajola nuovamente nella scena politica. Chi è e chi non è
Claudio Scajola
è un po’ come l’araba fenice, pronta a risorgere dalle sue stesse ceneri.
Dopo l’assoluzione in sede giudiziaria per la vicenda della casa romana con vista al Colosseo che sarebbe stata pagata da alcuni imprenditori “a sua insaputa” (ma lui ha negato di aver mai affermato una cosa del genere), si è detto pronto a tornare in politica, candidandosi alle prossime elezioni europee. Si parla inoltre di un sicuro ruolo di responsabilità nel comparto organizzativo di Forza Italia. Il ruolo di organizzatore non è nuovo all’ex sindaco di Imperia, visto che fu proprio a lui che Silvio Berlusconi affidò il compito di organizzare il partito in vista delle elezioni politiche del 2001, quelle stesse elezioni che segnarono il ritorno del Cavaliere a Palazzo Chigi dopo la breve esperienza del 1994. Scajola fu l’ideatore del modello di partito radicato sul territorio, fatto di sezioni, tesserati, dirigenti eletti dagli iscritti attraverso congressi democratici, apparati, regole e statuti. Il partito pesante contrapposto al partito leggero o di plastica. Una sorta di Forza Italia modello nuova Democrazia Cristiana, e fu proprio in quel periodo che tanti ex Dc che avevano smesso di fare politica, decisero di tornare in campo, attratti proprio dall’idea di un partito capace di ricreare gli ideali e lo spirito della “Balena Bianca”. Ma come avveniva ai tempi della Dc, inevitabilmente il modello di partito progettato da Scajola, portò alla formazione delle correnti e al ritorno dei “signori delle tessere”, pronti ad iscrivere sul territorio il maggior numero di persone, anche defunte in certi casi, pur di favorire l’ascesa ai vertici del proprio capo bastone. Sul territorio si acuirono scontri fra gruppi di potere per il controllo di FI, che provocarono consistenti smottamenti nelle amministrazioni a guida centrodestra, mettendone in crisi la tenuta. Scajola nel frattempo era stato promosso Ministro degli Interni nel secondo Governo Berlusconi ed era incappato nell’infelice frase sul povero Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle nuove Brigate Rosse, definitivo “un rompicoglioni” nel corso di colloqui informali con alcuni giornalisti. Contro di lui non si scatenarono soltanto le opposizioni, ma a colpirlo più duramente fu il fuoco amico sparato dagli avversari interni. Da Marcello dell’Utri a Sandro Bondi, da Fabrizio Cicchitto a Giuseppe Pisanu finendo con Gianfranco Miccichè, fu un coro unanime di sdegno con richiesta a Berlusconi di dimissionare il ministro, che vista la parata se ne andò spontaneamente.  Uscì momentaneamente di scena (Berlusconi lo recuperò in un secondo tempo richiamandolo al Governo fra il 2003 ed il 2006, prima come ministro per l’attuazione del programma, poi delle attività produttive) e perse anche il controllo del partito che passò al suo avversario numero uno, Bondi per l’appunto, che aveva sempre criticato il modello di partito pesante ideato da Scajola. E difatti in poco tempo si tornò all’idea del partito leggero, smontando tesseramenti ed apparati e mettendo fine alle guerre correntizie, sostituendo i congressi con le mobilitazioni di massa (leggi gazebo). Tuttavia Scajola riuscì lentamente a risalire la china, ed ecco che nel 2008 è di nuovo al fianco di Berlusconi, in prima linea nell’organizzazione della campagna elettorale per le elezioni politiche e nella costituzione del Popolo della Libertà. La vittoria alle politiche gli aprì nuovamente la strada del Governo, stavolta come titolare dello Sviluppo Economico. Poi lo scandalo della casa al Colosseo, l’inchiesta della magistratura, i violenti attacchi della “stampa amica” (Il Giornale su tutti), le dimissioni dal Governo, la delusione per essere stato abbandonato da tutti, Berlusconi compreso, l’ennesima uscita di scena. Poi improvvisamente, nel novembre scorso, eccolo apparire in prima fila alla convention di fondazione della nuova Forza Italia, smentendo le voci che lo davano in quota Alfano nel Nuovo centrodestra. La recente assoluzione sembra destinata a proiettarlo nuovamente sulla scena politica in una posizione di rilievo nell’organigramma della nuova FI. L’ennesima resurrezione dalle ceneri e pare che, al di là delle attestazioni di stima e di solidarietà che gli sono state tributate, non sono pochi gli azzurri che già vedono con diffidenza ed ostilità una sua possibile ascesa nelle alte sfere del partito. Anche perché molti berlusconiani non gli hanno ancora perdonato quando nel 2001, all’atto di attribuzione dei collegi elettorali, fece di tutto per soddisfare gli appetiti dell’Udc, consentendo ai centristi di avere la forza per condizionare il Governo. E difatti ogni volta che Scajola si è trovato in difficoltà non hanno mancato di assestargli il classico “colpo di grazia” ignorando che “l’araba ligure” sarebbe immancabilmente risorta.
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